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| Maschere |
Parte 1: Pizzi e Nastri
_“Ah!, eccoti finalmente Oscar! Capiti a proposito, avevo proprio bisogno del tuo parere. Che cosa ne pensi: è meglio quella rosa o quella verde?”
Pietrificata dall'orrore, l'interpellata esitò qualche secondo fra il soccombere ad una crisi cardiaca, ingoiare i suoi guanti per l'indignazione o infilzare l'autore della domanda. Qualche secondo solamente, giusto il tempo per il suo bello sguardo azzurro di caricarsi di scure nubi foriere delle peggiori tempeste...
_“ Allora, non dici niente? Attenzione, voglio un parere sincero! E’ da stamattina che sono indeciso fra quelle due là, avevo quasi scelto... ma è atroce dover prendere una simile decisione! Guarda, non sono tutte e due assolutamente favolose?”
-Oscar, lei, non esitava più. La terza opzione le sembrava sempre di più allettante, oltrepassò la soglia, filò dritta verso la confusione multicolore disseminata sul pavimento del salone e si piantò davanti al bel giovane uomo bruno che vi si trovava, seduto a gambe incrociate.
Totalmente inconsapevole del tornado che si apprestava ad abbattersi su di lui, Andrè sospirò di stanchezza esaminando le stoffe sparse intorno a lui: ci si poteva fare un'idea però, un tale dilemma non era umanamente sopportabile!
_“Posso sapere a che gioco stai giocando?”
Chiunque avesse ascoltato avrebbe compreso che una burrasca si preparava a questa domanda sorda di collera contenuta ma il giovane uomo, imperturbabile, si ostinava nel portare avanti la sua idea.
_ “Guarda questi pizzi!” riprese alzando un volto estasiato, “ E questo taglio, questo stile, senza dubbio mi andrà alla perfezione! Ora, tutto sta nel sapere quale colore mi dona di più...” disse facendo frusciare la seta di una camicia da uomo nella luce di quella fine di pomeriggio.
Infatti, era grazie alla taglia rispettabile del capo d'abbigliamento che era possibile definirne la destinazione d'uso perché per il resto, quello che André brandiva sembrava uscito dritto dritto da un cervello posseduto da una follia furiosa. I pizzi dello jabot e dei polsini si erano trasformati in cascate degne della vasca della fontana di Nettuno e le maniche, cucite con una tale quantità di tessuto, non potevano mancare di evocare al minimo colpo di vento le vele di un galeone barbaresco; il tutto di un sottile colore pastello che ricordava la tenera carnagione di un maialino appena nato...
_“Non è vero che questo colore è delizioso? Che ne pensi tu, sono sicuro che quello sarebbe perfetto con il m...”
_“Bene, adesso basta!!!” esplose Oscar, ghermendo rabbiosamente il maialino che mandò a volare contro una poltrona.
_“Non ti piace, è questo...” approvò André. “In fondo hai ragione, quella verde si intonerà meglio ai miei occhi.”
_“Cosa? Ai tuoi... COSA?!!” si strozzò la giovane donna.
_“Come COSA!” protestò lui, esasperato, ergendosi in tutta la sua statura.
_“Mia povera Oscar, si direbbe che tu non ti renda ben conto della gravità della situazione! Non hai mai sentito parlare del coordinato? In questo momento a Versailles fa furore!” Ritrovò il suo sorriso estasiato proseguendo con un tono di confidenza. “Guarda, l'altro giorno ne parlavo proprio con la baronessa di Saint-Gély, tu sai chi è?, bene...”
-“André! Ruggì Oscar.
_“Ma sì, dài: la baronessa di Saint-Gely! Quella specie di cicciona con un cervello di gallina faraona!”
_“André!!!”
Scoppiò a ridere. “Sì, beh, lo so, è un po' una cattiveria dire una cosa come questa, ma bisogna ammettere che la natura non è stata molto generosa con lei, poveretta! E per di più è sposata con un uomo magro come un galletto... è molto semplice, questa non è più una coppia, è un pollaio!
_ “ANDRE !!!!”
Non resistendo più Oscar afferrò brutalmente quello che ancora un secondo prima considerava come il suo migliore amico, quasi un fratello e lo scosse freneticamente afferrandolo per le falde della sua giacca (di un grazioso blu lavanda!)
_ “Hai finito di prenderti gioco di me?” gli urlò in faccia, o meglio, al mento, perché lui la sorpassava di una buona testa, “Non credi che questa commedia sia durata abbastanza? Chi credi di prendere in giro, con chi credi di avere a che fare! Adesso tu mi spieghi o ti giuro che ti strangolo con quella camicia ridicola!”
Benché certamente sincera la sua ultima minaccia restava tuttavia ampiamente presuntuosa: malgrado la disciplina militare alla quale si sottoponeva quotidianamente, Oscar sapeva perfettamente che la sua figura sottile ed agile non poteva rivaleggiare in forza bruta con quella del suo atletico compagno d'armi. Ma scossa com'era dallo stupore e dalla collera, lei e la sua spada si sentivano ampiamente in grado di fare una carneficina. Collera attizzata ancora di più dall'aria candida che lui ostentava!
_ “Ma... insomma, Oscar! Non hai ancora finito di urlare così? Dovresti fare attenzione, sai: non vorrei offenderti ma quando gridi, ti vengono delle piccole chiazze rosse, là” ed indicò le sue guance, “questo ti rende un po' orrenda ti assicuro e...”
_“Chiudi il becco, André!! Tu mi spieghi, e subito!!!” ordinò lei, al colmo dell'esasperazione ma segretamente destabilizzata dallo strano atteggiamento del suo amico.
_ “Spiegare cosa, vorrei ben saperlo.”
Oscar chiuse gli occhi.
Ammazzarlo, ammazzarlo adesso! E allo stesso tempo, difficile far parlare un cadavere. Lei strinse i denti, cercando di riprendere un po' la padronanza di sé.
_ “D'accordo” riprese lei cupamente, accontentandosi per il momento di assassinarlo con gli occhi, “d'accordo, tu vuoi fare l'imbecille per non so quale ragione ma d'accordo! Dal momento che sembri non capire cercherò di essere chiara. Voglio sapere le ragioni della mascherata che tu mi rifili da un mese!”
_ “La mascherata?”
Che aria da innocentino, se solamente non battesse le ciglia come una cerbiatta spaventata, questo idiota!
_ “Sì, la mascherata! Vuoi che ti rinfreschi al memoria? Ti devo ricordare il giorno in cui tu mi hai annunciato di non volere più accompagnarmi ai quartieri militari né assistere alle esercitazioni di addestramento, come questa mattina, d'altronde?”
_ “E allora, sei tu che sei il Colonnello della Guardia, no? Sta a te occuparti di questo genere di cose.” brontolò lui con suprema indifferenza.
_ “Ma ti piaceva da morire!” ruggì Oscar, sempre più disorientata. “Al punto che su tua richiesta ti avevo lasciato insegnare il maneggio delle armi alle giovani reclute! Tu eri il migliore, il più accanito alla scherma, non te ne ricordi forse?”
_“MMMsì...” si lasciò sfuggire il giovane uomo, insensibile al complimento se pure poteva considerlo tale, tanta era l'aggressività che esso conteneva. “Era soprattutto di uno sporchevole... tre gilets insozzati in quindici giorni, tu guarda! Era tempo che la smettessi con queste sciocchezze o ben presto non avrei avuto più niente di decente da mettermi!”
_ “André…”
_“Oh, non c'è bisogno di ruotare quegli occhi sbalorditi! Ti faccio notare comunque che ti accompagno sempre a Corte quando ti occupi della sicurezza della Regina, allora...”
_ “Ah sì? Per spettegolare con la tua Baronessa dalla testa di pernice?” lo canzonò Oscar, ribollendo di nuovo.
_“Di gallina faraona...” precisò lui, soave.
_ “Di gallina faraona, di pernice, me ne strafrego!!! Ma che ti prende insomma, tu vuoi farmi diventare matta? A mia volta ti faccio notare una cosa: siamo stati allevati insieme, André!, per cui io ti conosco meglio di chiunque altro! Allora tu non mi farai mai credere che tu puoi trasformarti in... in QUESTO!!!” e puntò un dito accusatore sui tessuti oltraggiosamente colorati sparpagliati sul tappeto.
Per nulla impressionato anche André si piantò davanti a lei, mani sui fianchi.
_ “ Ah ecco, si tratta di questo! E' sempre la stessa cosa con te, quando un'idea non è la tua deve per forza essere stupida! Come quella che consiste nel far entrare un po' d'eleganza in questa casa per esempio! Dì un po', quando tu hai voluto metterti in abito da sera io non ne ho fatto un affare di stato, che io sappia!!!”
Da stupefatti gli occhi azzurri ridiventarono furiosi in un secondo.
_ “Come osi...” balbettò lei, non aspettandosi che saltasse fuori un fatto che lei non teneva più a rievocare, soprattutto non con lui né con quel tono.
_ “Eppure è la verità. Se tu hai diritto alla tua vita privata, anch'io ce l'ho, mi sembra!”
_ “Mm... ma questo non ha niente a che vedere!!!” si difese lei, felice che il suo rossore imbarazzato passasse per collera.
_ “Sì, questo è quello che dici sempre quando non sai più che dire.” osservò lui con un aria d'intesa.
Folle di rabbia Oscar aprì la bocca e si accorse che in effetti si trovava a corto d'argomenti. Serrando la mascella lo guardò un istante, cercando di decifrare quello sguardo limpido che non conosceva più.
_ “Ebbene io, io sono sicura che tu mi nascondi qualche cosa” lanciò lei glissando abilmente sul suo turbamento, “e ti giuro che riuscirò a scoprire che cos'è! E nel frattempo...” si girò per ripartire con un passo furioso, “ti ritrovo fuori tra cinque minuti! Allenamento di scherma!” e mandò al suo passaggio un calcio vendicatore ad una camicia piazzata a tradimento sulla sua strada.
_ “Va bene e allora, che faccio io: quella rosa o quella verde?!” si sentì dire lei alle sue spalle.
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