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| Gioia e Rivoluzione |
Mattino
Era tantissimo tempo che non dormiva così profondamente. Un sonno ristoratore, placido come quello di un bambino.
Non dormiva così da…
Oscar non se lo ricordava neanche quando era stata l’ultima volta che aveva riposato così bene, forse da quel lontano giorno in cui aveva vestito l’uniforme per la prima volta.
Quindi, era passato moltissimo tempo.
Vent’anni, più o meno, da quando il suo sonno aveva smesso di essere un momento per riacquistare le energie spese durante la giornata.
Vent’anni passati a dormire con un occhio solo a causa dei suoi sensi allenati di militare di carriera. Il cuscino, però sembrava strano: non era il cuscino di piume al quale era abituata. Era stranamente caldo.
Riacquistando parzialmente lucidità, si avvide che il suo capo stava riposando su un addome maschile.
Svegliandosi completamente, si accorse che una mano le stava accarezzando i capelli.
André.
Aprì gli occhi e vide che lui aveva la schiena appoggiata alla testiera del letto, le sopracciglia aggrottate e l’espressione concentrata che aveva sempre quando stava riflettendo su qualcosa di importante.
Oscar allungò la mano per accarezzargli la pelle nuda. André trasalì leggermente, poi le sorrise.
“Buongiorno. Ti sei svegliata…”
Oscar si sollevò a sedere accanto a lui, coprendosi con il lenzuolo.
Andrè si chinò a darle un bacio ed Oscar gli cinse il collo con le braccia, lasciando cadere la stoffa; poi si staccò da lui e lo fissò in volto.
“Sei pensieroso, André. Qualcosa non va?”
“No, Oscar… Stavo solo pensando. Niente di importante.” rispose lui evasivo.
“A giudicare dalla tua faccia, non sembrerebbe.” osservò Oscar, a disagio.
Di solito, era lei a nascondere i suoi sentimenti ad André e non il contrario; anche se, ad onor del vero, André riusciva sempre a capire cosa le passasse per la testa. Scoprire che le parti si erano invertite, l’aveva spiazzata.
André si chinò a baciarla: ”Oscar, non ci pensare, non è niente.”
Oscar non si fece distrarre e scosse brevemente il capo: ” Faresti meglio a dirmi cosa ti passa per la testa; uno di noi due potrebbe non arrivare vivo a questa sera.”
L’uomo si girò verso di lei con un’espressione così addolorata che Oscar si sentì in colpa per aver pronunciato quell’ultima frase.
“Non pensarlo neanche, Oscar. Ti ho appena trovata e se dovessi perderti, ne morirei.”
Era la stessa cosa che provava lei e glielo disse. “Sì, André; anche per me sarebbe lo stesso.”
Le prese la mano e se la pose sul cuore: ”Hai ragione, è meglio che ti dica tutto.”
Andrè si appoggiò nuovamente alla testiera del letto e sospirò:”Non lo sopporto, Oscar.”
Oscar lo guardò perplessa: ”Cosa non sopporti, André?”
La prese il viso tra le mani. Erano talmente vicini che ora i loro nasi quasi si sfioravano.
“Non sopporto che tu sia solo la mia amante, Oscar.”
Oscar si fece di brace: ”Io sono la tua compagna, André, non sono solamente la tua amante e se così fosse, lo sarei solo da tre giorni.” lo contraddisse gentilmente.
“Hai capito cosa intendo dire, Oscar.”
Oscar abbassò lo sguardo, turbata: ”Si, credo di sì.”
“Io non voglio che tu sia solo la mia compagna, Oscar. L’ho già detto quella sera a tuo padre. Io vorrei che tu fossi mia moglie. Davanti a Dio e agli uomini. Non voglio più rischiare che qualcuno ti porti via da me, Oscar. Voglio poter dimostrare a chiunque che tu sei mia e sapere che ti sei data a me di tua spontanea volontà.”
Oscar non rispose, il cuore in tumulto, per cui André proseguì.
“Lo so che ti sto chiedendo molto, Oscar. Ma ti prego, amore, pensaci. Non voglio metterti fretta, ma pensaci, per favore.”
“André, io…”
“Puoi prendere la mia giubba, per favore?” la interruppe lui, la voce ridotta ad un soffio.
Oscar allungò il braccio e fece come le era stato chiesto. Porse l’indumento ad André, il quale glielo rimise in mano.
“Guarda nella tasca interna, Oscar.”
Ancora una volta Oscar obbedì.
Frugò nella tasca ed estrasse due anelli d’oro.
Due fedi, per la precisione.
Oscar rimase senza parole.
“Leggi l’incisione nell’anello più piccolo.”
“Ad Oscar, con tutto il mio amore. André.” lesse lei, poi si portò una mano alla bocca e si morse il labbro per ricacciare indietro le lacrime che le pungevano gli occhi.
“L’altro anello non ha incisione, Oscar. Sarai tu a farlo incidere, se lo vorrai e se deciderai di diventare mia moglie.”
Con le fedi ancora in mano, Oscar gli chiese: ”Quando li hai comprati questi anelli, André?”
“La sera stessa che tu sei andata a quel ballo in abiti femminili. A ballare con Fersen.”
Una scudisciata al cuore, quella di Andrè, mentre riprendeva pigramente ad accarezzarle i capelli; una scudisciata non peggiore di quelle che gli aveva assestato lei, in tutti quegli anni.
La voce ancora pacata di lui: ”Di che cosa hai paura, Oscar? Parla…”
“Io non ho paura” disse il Comandante, mentre la donna taceva.
“Tu hai paura, Oscar. Avrò perso un occhio, ma vedo ancora bene dentro di te “Perché vuoi sposarmi, André?” gli chiese a bruciapelo.
“Per la ragione per la quale la gente dovrebbe sposarsi, Oscar. Perché ti amo.”
“Cosa ti aspetti da me?” domandò sulla difensiva.
“Ecco, finalmente l’hai detto!”
“Detto cosa?”
“Il vero motivo che ti fa esitare. Vuoi sapere cosa mi aspetto da te. Niente. Non mi aspetto niente da te, Oscar. Tranne che tu sia mia moglie e che mi ami per il resto della vita.”
“E’ impegnativo…”
“Certo che lo è. Ma non è questo che ti fa paura. Le responsabilità tu le hai sempre affrontate.”
“E cosa sarebbe, sentiamo.”
“Dimmelo, tu. Non ti toglierò le castagne dal fuoco, Oscar. Non questa volta.”
”Io non lo so. Cosa fa una moglie? Ti prepara il pranzo? Indossa delle gonne? Partorisce tuo figlio? Come faccio a fare la donna? Sono abituata a marciare, a combattere, a tirare di scherma.” quest’ultima frase la pronunciò quasi in un sussurro.
Andrè le pose le mani sulle spalle, poi la trasse a sé e la cullò, come si fa con un bambino piccolo.
“Non sono sicura di riuscirci, André.”
“Stai tranquilla, non è un problema così grave… e neanche così urgente” sorrise con il viso nascosto tra i capelli di lei.
André però non sapeva che quella era solo una parte della questione. Le ragioni di Oscar erano ben più complesse e quella più complessa di tutte si chiamava tisi.
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15 luglio 1789.
Alle otto di mattina, il Duca di Larochefoucauld andò a svegliare Luigi XVI per informarlo della presa della Bastiglia.
“Si tratta di una sommossa?” domandò il sovrano con gli occhi ancora assonnati.
“No, Maestà.” rispose compito il duca. “Non si tratta di una sommossa: questa è la Rivoluzione.”
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Nei pressi della Bastiglia, qualche ora dopo.
“Parigi è piena di soldati.” osservò Bernard asciutto. “Abbiamo preso la Bastiglia, ieri. Ed ora vogliamo distruggerla.
Oscar annuì. I due stavano camminando fianco a fianco, mentre i soldati di Oscar si tenevano a debita distanza, controllando che tra la folla non si scatenassero disordini.
La donna non vedeva che un significato simbolico nella distruzione di quel carcere.
Eppure era in grado di capire che la demolizione di quell’edificio così odioso all’interno del quale tante, troppe ingiustizie erano state compiute, sarebbe stata accolta dal popolo con grande favore.
“Oscar, ti chiedo di vigilare sulla distruzione della Bastiglia.”
Lei lo fissò per un attimo, riprese a camminare e gli domandò: “Vuoi che noi controlliamo i lavori perché temi succeda qualcosa, vero?”
Bernard non represse un sorriso sardonico: “Te l’ho già detto che un cervello come il tuo sarebbe molto utile alla nostra causa.”
Oscar scosse il capo e rispose freddamente: “Sono un soldato, non un politico, Bernard. Alla politica pensaci tu. Come farai a far iniziare i lavori nonostante tutti quei reggimenti che pattugliano Parigi?”
“Fra poche ore proclameranno il nuovo sindaco, Bailly, che è stato un deputato del terzo…”
”So chi è Bailly. E’ stato lui a dare l’autorizzazione?” lo interruppe lei e lo incalzò con un’altra domanda.
“Certamente.”
Oscar lo fissò negli occhi per un lungo momento. “Bernard, dimmi la verità: chi temi di più, l’esercito oppure i tuoi stessi alleati?”
L’uomo rimase totalmente disorientato: non aveva detto quasi niente alla donna, eppure lei aveva capito al volo quali fossero le sue paure e come stessero le cose.
Da tempo, si erano formate delle diverse fazioni all’interno dei sostenitori della Rivoluzione. Bernard era tutto sommato uno degli elementi tra i più moderati e favorevoli alle soluzioni più diplomatiche.
“Non mi fido di Robespierre. Gli ultimi suoi discorsi mi hanno fatto dubitare di lui. Credo voglia servirsi della Rivoluzione per ottenere quello che vuole. Quanto a Saint Just, lui risolverebbe tutto con un bagno di sangue.”
“Ho capito, Bernard; penso che…”
Oscar non riuscì a terminare la frase perché la colse un colpo di tosse estremamente violento; cadde con le ginocchia a terra, mani serrate sulla bocca per cercare di trattenersi mentre i suoi guanti immacolati si macchiavano di rosso.
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