Oscar aveva commesso un errore. E stava per pagarlo con la sua vita.
I soldati della Guardia francese dovevano controllare un assembramento di centinaia di persone, per evitare disordini. L'ordine era di stare calmi, qualsiasi cosa succedesse, e di evitare che le cose degenerassero. Aveva dato disposizioni ai suoi soldati, e ora camminava fra la gente, sola.
Oscar notò una persona col volto seminascosto da una maschera e si avvicinò per verificare che cosa stesse architettando, ma quello la aggredì cercando di colpirla con un pugnale. Nessuno si era accorto di niente. Si ritrovò in un vicolo, e lì ingaggiò un duello con il misterioso terrorista. Costui, vistosi in difficoltà, tentò di fuggire, e Oscar gli lanciò dietro la spada, in un ultimo tentativo di bloccarlo.
Errore: mai separarsi dalla propria arma.
Da dietro un angolo sbucò un complice, che la colpì alla testa. Ormai semisvenuta, Oscar si ritrovò le mani di quest'uomo strette al collo: la stava strangolando. Ebbe solo il tempo di pensare: “André!”, mentre la sua mano disperatamente cercava qualcosa con cui difendersi, e la trovò. Una scheggia di vetro di bottiglia, frantumata da qualche ubriaco.
Si sentiva ormai allo stremo, e con le sue ultime forze vibrò il colpo al collo di quell'uomo, piantandogli la scheggia nella giugulare, e poi sgozzandolo con un movimento del polso. Il fiotto di sangue la inondò completamente, sul viso, sui capelli, sull'uniforme. Non aveva mai ucciso qualcuno in quel modo. Spostò il cadavere e rimase in ginocchio.
La scena che si presentò agli occhi di André gli fece gelare il sangue nelle vene: Oscar era completamente ricoperta di sangue, e singhiozzava guardandosi le mani. La abbracciò: “Oscar sei ferita? Cosa è successo, Oscar?”
Oscar gli mise le mani sul petto e pianse.
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Oscar beveva smodatamente, seduta al tavolo, e sembrava davvero intenzionata ad ubriacarsi. I soldati della guardia guardavano perplessi il loro Comandante, ma nessuno osava avvicinarla.
Nessuno tranne uno.
André si avvicinò a lei. “Oscar, cosa hai intenzione di fare?”
Lei lo guardò con un fuoco che bruciava negli occhi di zaffiro. “Dimmi, André... io parlo come un uomo, vivo come un uomo, penso come un uomo... perché non posso uccidere come un uomo?”
André rimase immobile per un attimo, in piedi vicino a lei, poi le rispose: “Perché tu non sei un uomo.”
Oscar si alzò in piedi rovesciando la sedia, i pugni chiusi e l'ira che la faceva tremare: “Ripetilo, dillo ancora!”
André non arretrò di un millimetro: “Perché non lo sei... non sei un uomo.”[1]
Oscar alzò la mano destra e fece partire uno schiaffo fortissimo. André la guardò negli occhi, e a sua volta le assestò uno schiaffo sul viso. Lei si portò la mano alla guancia, stupefatta, poi di nuovo un lampo d'ira attraversò i suoi occhi, e partì un altro schiaffo. André ricambiò lo schiaffo senza scomporsi.
Allora Oscar lo prese per il colletto dell'uniforme, avvicinò il viso al suo e... lo baciò. Lo baciò con le labbra aperte, sensualmente. André rimase paralizzato, sbarrando gli occhi, poi il suo corpo reagì, mentre la mente era ormai lontana, e stringendola tra le braccia ricambiò il bacio.
Il silenzio era calato sulla sala. Tutti guardavano sbigottiti il comandante biondo baciare il soldato semplice.
Si staccarono ansanti, per un momento, guardandosi negli occhi, poi Oscar buttò le braccia al collo di André riprendendo a baciarlo ancora più appassionatamente. Anche lui la baciò con passione furiosa, come se fossero soli, e non in una taverna piena di gente.
André interruppe il bacio, e le disse solo: “Vieni con me.” e presala per la vita la trascinò via, sotto gli sguardi stupefatti dei suoi compagni.
Si rivolse all'oste: “Una camera”. Quello, senza scuotersi dal suo sbigottimento, come in trance, porse la chiave al soldato bruno che aveva baciato il bell'ufficiale biondo e disse solo: “La prima a destra”.
“André, ma cosa...” stava dicendo Oscar. André le chiuse la bocca con un bacio, trascinandola sulle scale. Sempre baciandola la spinse dentro alla camera, che chiuse a chiave, e poi sul letto. Oscar non opponeva resistenza. Anche lei voleva baciarlo.
Intanto, al piano di sotto, i suoi soldati, che avevano guardato come ipnotizzati quella scena surreale, stavano realizzando che cosa stava succedendo, e Alain si mise a ridere forte, guardando verso le scale. Poi ai suoi compagni: “Ragazzi, stasera offro io un giro a tutti per il mio amico André!” E così dicendo si fece portare il vino dall'oste, che non si era ancora ripreso, e sì che credeva di averne viste di tutti i colori col suo mestiere.
Alain prese il boccale di vino e lo alzò in alto, guardando al soffitto della sala, e disse: “Forza, André!” Il fragore delle risate riempì l'aria.
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André aveva spinto Oscar sul letto e si era steso sopra di lei, continuando a baciarla. Le dava baci sempre più intensi e profondi, e lei ricambiava, aprendo la sua bocca e accettando la sua lingua. Ora la mordicchiava, ora la sfiorava, ora approfondiva il bacio. Stavano perdendo entrambi la testa. Ora la mano di André percorreva il corpo di lei, indovinando la curva del seno sotto la divisa, e quella dei fianchi, risalendo poi per sbottonare il colletto, ed avere accesso al suo collo.
E mentre le dardeggiava la pelle con baci ora teneri ora furiosi, le mormorava con voce roca: “Sei bella... Oscar, sei una donna bellissima... ti amo, ti voglio... voglio fare l'amore con te.”
E lei, che stava percorrendo la sua schiena con le mani, gli passò una mano nei capelli e gli rispose in un gemito soffocato: “Sì.”
Lui si sollevò da lei, guardandola negli occhi, incredulo: “Cosa?”
Lei ripeté, con occhi seri e languidi e voce decisa: “Ho detto sì.”
André si sentì mancare un attimo, come di fronte ad un precipizio, e disse solo: “Ah, bene...” dandosi immediatamente dello stupido.
La voce del Comandante lo riscosse: “Allora, vogliamo continuare?”
Lui rispose “Sì...” rendendosi conto che stava per dire “sissignore”, e sospirando riprese a baciarla. Decise che senza uniforme si sarebbero calati decisamente meglio nella parte degli amanti. E iniziò a spogliarla.
Le sbottonava la giacca mentre continuava a baciarla. Passò la mano sul seno, il lieve tessuto della camicia lasciava sentire tutto, i capezzoli induriti sotto alle sue dita... era eccitatissimo, se continuava così non ce l'avrebbe fatta ad arrivare fino in fondo. La mano di lei intanto si era insinuata sotto alla sua camicia: era stata più veloce di lui a sbottonargli la giacca, e ora gli aveva tolto il fiato con una carezza sul petto.
Le giacche finirono ai piedi del letto, per terra.
Lei sussurrò: “Forse dovremmo toglierci anche gli stivali.”A lui sembrò una buona idea. Si staccò da lei e l'aiutò a togliersi gli stivali, un gesto familiare che ora però prendeva tutta un'altra piega: poteva finalmente accarezzare quelle lunghe gambe bellissime. Ai suoi ci pensò da sé.
Ora erano seduti entrambi sul bordo del letto, e si guardarono negli occhi. Si sorrisero e poi... si misero a ridere. Come due scemi. Imbranati. Lei gli prese la mano e lo trascinò con sé sdraiandosi sul letto.
Oscar si passò le mani dietro la nuca e con un gesto morbido si raccolse i capelli, alzandoli per poi sparpagliarli sul cuscino. Ad André sembrò di vedere una dea. Esitante immerse la mano in quella splendida capigliatura, e poi il viso, per sentire il suo profumo... era splendida davvero.
Mentre le accarezzava quelle onde dorate ricominciò a baciarla sulla bocca, passando poi sul viso e sul collo, scendendo sempre più... lei intanto si slacciava i laccetti della camicia, per cedere sempre più strada alle labbra di lui. Oscar rabbrividì mentre sentiva il respiro caldo di André sulla propria pelle. Ormai la camicia era completamente slacciata e André scostò i lembi per scoprirle il seno. Era bella, bellissima. Poteva ancora vedere abbastanza per essere abbagliato da quella bellezza, da quella pelle bianca e morbida, da quei seni rotondi e delicati, che stavano perfettamente nel palmo della sua mano. Posò il viso sul suo seno, e Oscar gli passò le mani nei capelli. Rimasero così un poco, assaporando questa nuova intimità.
Poi la passione riebbe il sopravvento, e André cominciò a baciarle quel seno, accarezzandolo e sfiorando i capezzoli con le labbra. Oscar sussultò a quel dolce attacco, e si lasciò sfuggire i primi gemiti. André si infiammò ulteriormente, e iniziò a succhiarle e mordicchiarle un capezzolo. Ad Oscar stavolta sfuggì un grido.
Lui si preoccupò: “Ti ho fatto male?” e lei rispose:” No, no, è che... mi hai presa di sorpresa... mi piaceva.” André la guardava, così bella con il viso arrossato, i capelli sparsi sul cuscino e il respiro affannato. Lei ricambiò lo sguardo... mentre approfittava del momento per slacciare i laccetti della camicia di lui.
Con una carezza spinse la sua camicia facendola scendere oltre le spalle: “Toglitela... sei così bello...” Si sentiva audace.
André si sollevò e si tolse la camicia. Anche lei si sollevò a sedere e si fece scivolare la camicia oltre le spalle. André l'aiutò a toglierla. Si abbracciarono stando in ginocchio sul letto. Pelle contro pelle per la prima volta. Oscar non avrebbe mai pensato che potesse essere così. Era bello. Sentiva nel profumo di André una nota nuova, e capiva che era per causa sua. E percepiva la sua eccitazione nel contatto col suo corpo, sul ventre. Alzò il viso per incontrare la bocca di André. Un bacio torrido, e di nuovo furono sdraiati sul letto, avvinghiati.
Giacevano sul fianco, e Oscar con un colpo di reni lo rovesciò, portandosi sopra di lui. “Adesso è il mio turno” e sorrideva. E lo baciava sul viso, dolcemente. Poi scese sul collo e sul petto lasciandovi una scia di piccoli baci, finché la sua bocca non imprigionò un capezzolo. André gemette per il piacere e la sorpresa. Era una dolce tortura. Lei risalì il petto e lo guardò in viso, sorridendo, infilando ora le mani fra i capelli scuri. Scostò la ciocca che copriva l'occhio ormai spento di André e lo baciò teneramente.
“André...” disse in un sussurro “André Grandier, io ti amo...forse ti ho sempre amato ma... non sapevo di amarti.”
Il cuore di André mancò un battito. Lo amava. Oscar lo amava. André pensò che ora non gli importava più di niente, né di perdere la vista, neanche di morire in quel momento. Lei lo amava. Il sogno della sua vita era diventato realtà, lei gli aveva detto che lo amava.
La abbracciò strettissima, e la spinse sulla schiena accarezzandola con il suo sguardo verde pieno d'amore: “Oscar... amore mio... ti amo... ti amo così tanto...”
E la baciò come se fosse l'ultimo bacio, come se non l'avesse baciata mai.
“Oscar...”
“André... io... l'altro giorno ho avuto paura di morire senza averti detto che ti amo. Là in quel vicolo, quello che mi ha dato la forza di sopravvivere è stato pensare a te. Anche se... io non vorrei mai aver fatto quello che ho fatto.”
André asciugava le lacrime di Oscar con i suoi baci, accarezzandole i capelli. “Oscar... quando ti ho ritrovata ho pensato che sarei morto anch'io se ti fosse successo qualcosa. Non posso pensare di perderti. Io so che non volevi farlo, ma non avevi scelta. E non hai difeso solo la tua vita, ma anche la mia. Perché non posso vivere senza di te.”
Oscar lo guardava con gli occhi pieni di lacrime: “André... io sono debole, non sono capace di affrontare questa cosa... è perché sono una donna?”
André sospirò e la strinse ancora di più. “No, non è per questo... è vero che prima ti ho detto che non sei un uomo... e questo direi che è indubitabile, ma volevo anche dire... prima degli schiaffi... che anche per un uomo sarebbe difficile lo stesso affrontare quello che stai affrontando tu. E' questione di essere un essere umano, e basta.”
Lei si morse il labbro: “Non lo so se sono ancora un essere umano.”
Lui la guardò serio: “Se non lo fossi, non ti porresti nemmeno il problema. E' perché lo sei, che soffri. E io ti amo anche per questo. La tua non è debolezza, è grandezza di cuore.”
Oscar gli posò la guancia sul petto: “André... se mai dovessi chiedermi perché ti amo... questa è la risposta.” E sollevando il viso, lo baciò.
Le mani percorrevano la pelle, le labbra si univano piene di languore, Oscar e André di nuovo sentirono la morsa della passione. Oscar esplorava la pelle di André, delineando con le sue dita sottili i contorni dei suoi muscoli addominali, facendolo sospirare di piacere. Voleva scendere ancora, ma la mano di André la bloccò: “Non ora... non potrei più trattenermi...” Lei voleva protestare: “Ma...” Con dolcezza André le sorrise: “Lasciami fare...”
André l'accarezzava dolcemente, seguendo la curva dei fianchi di lei, mentre le posava baci caldi e umidi sullo stomaco. La pelle di lei era dolce. Poi le dita si fecero audaci e sbottonarono i pantaloni di lei, mentre la bocca conquistava un nuovo territorio.
Oscar sussultò a questi nuovi baci che le sfioravano la pelle del ventre. Avvertiva un calore dolce e dolorosamente piacevole nascerle in grembo, e si sentiva ardere.
Lui sentiva di non potersi più trattenere: la voleva, voleva farla sua, e amarla in modo che lei non potesse più dimenticare. Con un gesto deciso André le sfilò i pantaloni della divisa, e lei rimase nuda fra le sue braccia, sommersa da un diluvio di baci e di carezze appassionati.
Oscar cercava di riprendere fiato. Guardò André che le stava lentamente aprendo le cosce con le sue carezze e gli disse: “André... io... non so se... non ho mai...”
Lui le chiuse la bocca con un bacio. “Ma lo so, lo so.” E l'accarezzava piano, per tranquillizzarla. Poi la guardò negli occhi, dicendole: “Neanch'io.”
Lei lo fissava sorpresa: “Neanche tu?”
André si sentì un po' patetico, ma sincero. Era inutile fingere. “Ehm” disse schiarendosi la voce “no, neanch'io.” Esitò un attimo. “Cioè, ci ho provato ma... non ci sono riuscito. Credo di essere stato l'unico soldato che pagava le prostitute per fare quattro chiacchiere.” Lei lo guardava a bocca aperta.
Lui continuava, completamente arrossito: “Beh, ehm, quando sei in una taverna con i tuoi compagni e arrivano quelle signore per adescarti... non puoi fare sempre finta di non avere soldi, altrimenti gli altri penserebbero che non ti piacciono le donne.” Oscar non sospettava proprio l'esistenza di questo tipo di orgoglio maschile.
“Insomma, non è che non mi sarebbe poi piaciuto farlo, ne avevo voglia, ma tu non eri... disponibile, e... ma poi non ci riuscivo.” Ecco, ormai era completamente svergognato. Sbuffò per disperazione. “Non mi restava altro che arrangiarmi da solo.” Lei lo guardava con un'espressione indecifrabile, e André sospettò che stesse solo cercando di trattenersi dal ridere. E così le disse: “Voi donne non avete questi problemi, vero?”
Oscar sorrise, e poi, ridacchiando, disse: “Anche le donne si arrangiano.”
André la guardò sorpreso: “Vuoi dire che anche tu...”
Oscar mandò gli occhi al cielo: “Anch'io sono fatta di carne.”
Si fissarono per un momento. Poi André le disse: “Ma se avevi certe esigenze... bastava chiedere!” E ridendo si buttò addosso a lei, per riprendere da dove si erano interrotti.
Si scambiarono uno sguardo carico di mille parole. Oscar aveva riso alla gioiosa aggressione di lui, e ora era rilassata e tranquilla e molto meno nervosa all'idea: tutto sommato erano pari. Avevano imparato insieme a fare tutto... ora anche questo.
André l'aveva presa fra le braccia, cingendole le spalle con un braccio, mentre con l'altra mano aveva ripreso ad accarezzarle il ventre, sempre più giù, fino ad insinuare le dita fra la peluria bionda del suo monte di venere. E mentre le sussurrava dolcezze, la faceva trasalire col tocco delle sue dita, là dove si trovava la sua piccola perla nascosta. E poi, ancora più audace, scendeva con le dita fino alla sua più tenera intimità, scoprendola bagnata di desiderio.
Ora le sussurrava all'orecchio la sua proposta indecente: “Oscar... se ti fidi di me... vorrei che tu mi offrissi la tua rosa... voglio baciarla. Non respingermi...” Si era ora sollevato un poco, lasciandola stesa sulla schiena, e la guardava negli occhi, la mano posata sul ventre di lei che fremeva. Oscar con un cenno del capo gli sussurrò un “Sì”, e dolcemente aprì del tutto le gambe. André le accarezzò le cosce, insinuando la mano nell'incavo delle ginocchia, per sollevarle entrambe.
E tenendola così, le depose un bacio impudico sulla sorgente della sua femminilità. Da quel momento in poi tutto divenne convulso: le sensazioni che Oscar provava le ottenebravano la mente, e il suo corpo reagiva senza che lei potesse controllarlo. Allo stesso modo anche André si era abbandonato del tutto all'istinto, ubriacato dal profumo e dal sapore di lei.
I gemiti di Oscar divennero grida, finché non raggiunse l'estasi, invocando il nome di André. Lui si rese conto che era arrivato il momento: mentre Oscar ansimava, abbandonata al piacere, si sollevò, si tolse i pantaloni e si distese di nuovo su di lei, fra le sue gambe ancora aperte, coprendola completamente col suo corpo.
Oscar lo accolse abbracciandolo, e guardandolo con occhi ardenti rispose con un sussurro alla muta domanda che leggeva nello sguardo di lui: “Vieni, amore mio... mio André...” Il bacio che si scambiarono parlò del loro amore e del loro desiderio: profondo, umido, le lingue si avvolgevano l'una all'altra sensualmente, gustando il loro sapore. Si mordicchiavano le labbra, affamati dei loro corpi.
Poi, staccandosi un poco dalle loro bocche, si guardarono ancora. Mentre André premeva contro di lei, Oscar non chiuse mai gli occhi, tenendoli sempre fissi in lui, col coraggio della figlia di Marte che non arretra davanti a nulla. André sentì la resistenza della sua verginità venir meno, mentre il corpo le si irrigidiva. “Oscar...” sussurrò lui.
Lei in un gemito gli rispose “Va tutto bene... continua...”
Ma André si fermò, per baciarla di nuovo, e per darle tempo... quando la sentì rilassarsi, prese a muovere lentamente i fianchi, mentre le dita di lei premevano sulla sua schiena, graffiandogli quasi la pelle. Ora era entrato completamente in lei, e lei lo abbracciò stretto, aggrappandosi alle sue spalle.
“Oh, André...” gemette lei.
“Oscar, ti amo... ti amo, ti amo...” le sussurrava André sul collo, mentre si muoveva dolcemente in lei. Ora lei aveva gli occhi chiusi, sopraffatta dalla sensazione di piacere che la stava invadendo: André non aveva mai visto il suo viso così bello, le ciglia frementi e la bocca arrossata socchiusa in un'espressione di meraviglia. E mentre si spingeva dentro di lei, mentre affondava in quella carne così morbida, si accorse che lei aveva avvinghiato le sue gambe a lui e lo avvolgeva totalmente, fuori come dentro di sé. E si sentì amato, completamente. E rispose ai gemiti di lei con passione sempre maggiore, gemendo a sua volta di piacere.
Oscar si forzò ad aprire gli occhi per guardare il viso di André e lo vide... trasfigurato dalla gioia, come non lo aveva visto da tanto tempo, anzi, mai in vita sua... André si accorse che lei lo stava guardando, e si sollevò un poco, mentre Oscar gli passava una mano sulla guancia, accarezzandolo. André prese quella mano, la baciò e la trascinò con la sua, intrecciando le dita: si sentiva in comunione totale con la sua amata Oscar.
Era questo fare l'amore... perdersi in questa coscienza liquida, ardere in questo fuoco che scorreva in un circuito costituito dai loro corpi uniti, sentire la vibrazione delle loro anime che ora erano così vicine da essere una cosa sola, come la loro carne.
Oscar ora inarcava la schiena sotto le spinte di André, istintivamente seguendo il suo ritmo, e muoveva il bacino, offrendosi sempre più a lui. La felicità traboccava dal cuore di André nel vedere la sua Oscar godere di lui e con lui, sbocciare fra le sue braccia come una donna tenera e appassionata. Carezze, baci... nessuna vergogna, solo piacere. Parole sussurrate e sospiri spezzati. Brividi di piacere come onde...
Oscar si arrese a questa sensazione irresistibile, gridando il nome di André. Lui percepì le contrazioni di lei come una meravigliosa carezza e sentì che doveva ritirarsi, ma lei lo tratteneva nel suo abbraccio: “Resta con me...” E anche lui gridò il nome del suo amore, tremandole dentro. E rimasero abbracciati, l'uno dentro l'altra, ansimando, mentre il cuore lentamente riprendeva il battito normale.
“Ti amo...”
“Ti amo anch'io...”.
André stringeva Oscar fra le braccia, e lei riposava sul suo petto, la guancia sul suo cuore, e ne ascoltava il battito regolare. Lei chiuse gli occhi, e gli disse: “André... adesso... sono la tua donna...”
Il battito di André accelerò, ed Oscar si preoccupò, temendo di aver detto qualcosa di sbagliato.
Ma André le passò le mani nei capelli, poi le strinse la mano destra e le sussurrò con voce tremante: “No, tu sei mia moglie. Giuro davanti a Dio che sei mia moglie, e se lo vorrai ripeterò questo giuramento davanti al mondo.”
Oscar lo guardava in viso con gli occhi spalancati e velati di commozione: “André...”
E André le sorrise: “Oscar, non posso essere solo il tuo amante, non voglio. Voglio essere tuo marito, e averti per sempre. Stasera ero disposto a fare qualsiasi cosa per te, anche se non mi avessi mai amato... ma tu hai detto che mi ami, e io non posso accontentarmi. Perdonami.”
Oscar gli accarezzò il viso: “Ti sei scelto una moglie piuttosto strana... sei sicuro? Io non cambierò.”
André la fissò serio: “Io amo te, per come sei, non ti voglio diversa. Io ti rispetterò sempre. Mi sposerai?”
Oscar gli depose un bacio sul cuore e poi, guardandolo con uno sguardo dolce, rispose solo: “Sì.”
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Ormai si era fatto tardi e i soldati della guardia dovevano rientrare in caserma. Alain e compagni uscirono dal locale e si fermarono un momento sulla strada, guardando su, verso le finestre delle camere.
A quel punto Lassalle disse: “ Ma non dovrebbe rientrare anche André?”
François Armand gli diede una gomitata nel fianco: “Scemo, i permessi li firma il Comandante: stasera André è in missione.”
Tutti si misero a ridere sgangheratamente, poi Alain aggiunse: “Non vi preoccupate, dovrà rientrare prima o poi, e noi lo aspetteremo in camerata, vero, ragazzi?”
La risata si trasformò in risatine ghignanti, era chiaro quello che avevano intenzione di fare. Se ne andarono intonando una canzonaccia sconcia.
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“Mi ero addormentato...” disse André, stiracchiandosi.
“Sì,” rispose lei, “eri così dolce mentre dormivi.”
“Ero dolce?”
“Sembravi un angelo.” E sorrideva, mentre gli accarezzava i capelli.
Ma lui non si sentiva davvero un angelo... piuttosto... avvicinò il viso all'orecchio di Oscar, per sussurrarle: “Voglio fare l'amore con te, ancora.”
“Davvero?”
“Davvero. Però stavolta... voglio farlo diversamente.”
Lei lo guardava interrogativa.
“Voglio prendere la tua rosa da dietro, par derrière.”
Lei lo guardò felinamente: “Sembra quasi che tu voglia dominarmi.”
“Esattamente.” Le sussurrò con voce roca all'orecchio.
“Interessante.” Fece lei. “Proviamo.”
Oscar accarezzava i capelli di André, addormentato, la testa appoggiata sul suo petto. Pensava alla vera natura di André, al suo essere sempre affettuoso e premuroso, dolce e gentile, sempre, ed era proprio fatto così, anche nel dominio dell'eros.
Avevano fatto l'amore come lui le aveva chiesto, ma invece di concentrarsi solo sul proprio piacere, non aveva mai smesso di abbracciarla, cingendole la vita col suo braccio, di accarezzarla e di dirle parole d'amore sulla nuca, mentre le teneva i fianchi. E lei non si era sentita a disagio in quella posizione accucciata e indifesa, perché c'era lui, dietro di lei. E non era un salto nel buio, ma solo farsi amare da lui, che era sicurezza e amore, e forza tranquilla alla quale abbandonarsi, per farsi sostenere. Nessuno poteva amarla così tanto, nessuno tranne uno, ed era André.
“E poi dici che non sei un angelo” gli sussurrò, tirandogli una ciocca di capelli, con l'intenzione di svegliarlo.
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Era molto tardi e André cercava di sgattaiolare nella camerata senza farsi vedere. Non si aspettava certo il comitato di benvenuto che trovò. Rimase ammutolito, davanti ai suoi compagni che lo fissavano. Lo circondarono e lui cominciò a sentirsi piuttosto a disagio.
Alain cominciò a parlare: “Allora André, com'è andata? Raccontaci un po'...”
André era finito con le spalle al muro, letteralmente. “Non ho proprio niente da dirvi, sono fatti miei.”
Gli altri sghignazzavano.“Non fare il ritroso, lo sai che devi dirci tutto, si fa così fra commilitoni.”, disse uno. “Forza, vogliamo tutti i dettagli”, fece un altro.
André aveva uno sguardo che avrebbe potuto uccidere: “Non mi interessano le vostre abitudini, non ho mai partecipato ai vostri discorsi e non lo farò neanche ora.”
Alain gli si avvicinò di più: “Dal profumo che hai addosso ti dev'essere andata piuttosto bene...”
André arrossì e rispose: “Piantatela. Non è come pensate voi. Io la amo. Avete capito? E ora lasciatemi in pace.” Si fece largo fra di loro e si buttò sulla sua branda, girandosi di spalle.
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Finito l'appello un gruppo di soldati si avvicinò ad Oscar. Col solito tono di voce e lo sguardo severo Oscar disse: “Che cosa volete?”
Notò che alcuni soldati, poco più in là, stavano trattenendo André, tappandogli la bocca. I soldati intorno a lei invece non trattenevano risatine e sguardi maliziosi. E Oscar continuava a mostrare il suo volto impassibile.
“Se non avete niente da dire, io vado. Tra dieci minuti inizia l'esercitazione, andate a prepararvi.”
Allora Alain si schiarì la voce e disse: “Beh, Comandante, volevamo sapere se André vi ha soddisfatta ieri sera, lui non ha voluto dirci nulla...”
Senza mutare espressione Oscar rispose: “Sì, certo, sono venuta tre volte.”
Fissò per un momento quegli uomini rimasti a bocca aperta, poi si voltò e si allontanò con un ghigno soddisfatto dipinto sulla faccia, lasciandosi alle spalle un gruppo di soldati arrossiti come educande.
Avevano imparato che era meglio non cercare di prendere in giro il Comandante.
~ THE END~
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Note:
[1] Questo dialogo è una citazione quasi perfetta tratta dal film live action “Lady Oscar”, regia di Jacques Demy, interpreti principali Catriona McColl nel ruolo di Oscar, Barry Stokes nel ruolo di André. Il dialogo avviene nella scena della rissa nella taverna.
Ogni coraggioso fan di “Versailles no bara” dovrebbe guardare questo film almeno una volta.
E quando dico coraggioso intendo coraggioso! ^__^
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