Formazione
Nel 1954
consegue la maturità classica al liceosalesiano S. Ambrogio di Milano
e si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza presso l'Università
Statale, dove si laurea in legge nel 1961
con lode, presentando una tesi sul contratto pubblicitario, con la
quale vince una borsa di studio di 2 milioni di lire messa in palio
dall'agenzia pubblicitaria Manzoni. In seguito non svolgerà
il servizio militare obbligatorio.
Altre note biografiche antecedenti la carriera politica All'università
conosce Marcello Dell'Utri, che diverrà suo
braccio destro negli affari e in politica, quando si
occuperà della creazione del suo partito. Il 7
luglio1974 Dell'Utri porta il giovane
mafioso Vittorio Mangano, da Palermo nella villa ad Arcore
di Berlusconi, che lo assume col ruolo ufficiale di fattore e
stalliere. Ma Mangano si occuperà anche di accompagnare i
figli di
Berlusconi a scuola e di curare la sicurezza della villa. Berlusconi lo
ebbe alle sue dipendenze fino alla fine del 1976, quando spontaneamente se ne
andò, anche se scontò in quel periodo varie
condanne ed era sospettato di aver rapito Luigi D'Angerio, amico di Silvio, il 7 dicembre1974. Il 26
maggio1975 scoppia una bomba a ridosso di
una abitazione di Berlusconi a Milano. Berlusconi dopo aver ricevuto
varie minacce, si trasferirà per qualche mese con la
famiglia in Svizzera e successivamente in Spagna.
Attività imprenditoriale
Edilizia
Inizia ad occuparsi di
edilizia nel 1961
con l'acquisto di un terreno in via Alciati (Milano),
suo socio il costruttore Pietro Canali,
garante il banchiere Carlo Rasini.
Nasce la Cantieri
Riuniti Milanesi.
Nel 1963
fonda la Edilnord Sas:
soci accomandanti Carlo Rasini
e il commercialista svizzero Carlo Rezzonico.
Il socio accomandante, cioè chi conferisce alla
società i capitali, è la finanziaria Aktiengesellschaft
für Immobilienlagen in Residenzzentren AG con sede a
Lugano;
gli anonimi capitali della finanziaria svizzera sono in parte
depositati presso l'International Bank di Zurigo, e
pervengono alla Edilnord Centri Residenziali attraverso la Banca Rasini.
Nel 1964
apre un cantiere a Brugherio per edificare alcuni
condomini. Nel 1968 nasce l'Edilnord 2,
acquistando terreni nel comune di Segrate,
dove sorgerà Milano
2. Nel 1969Brugherio
è completa con 1000 appartamenti venduti. All'epoca non
mancò chi si
pose interrogativi sulla provenienza degli ingenti capitali di cui
disponeva il giovane imprenditore.
Stando alle dichiarazioni dello stesso Silvio Berlusconi, fu la
liquidazione di Luigi Berlusconi - già direttore generale
della Banca
Rasini e poi collaboratore del figlio all'EdilNord e in molti altri
momenti cruciali della sua vita imprenditoriale - che servì
a
finanziare la sua attività imprenditoriale.
Secondo altri la vicenda è molto meno limpida. Infatti, al
tempo in
cui Luigi Berlusconi era procuratore della Banca Rasini, questa
entrò
in rapporti d'affari con la Cisalpina
Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d'amministrazione
figuravano nomi poi divenuti tristemente famosi, come Roberto Calvi, Licio Gelli e Carlo Sindona.
La stessa banca Rasini fu indicata da Sindona e da altri "pentiti" come
coinvolta nel riciclaggio di denaro di provenienza mafiosa.
È evidente
che indicazioni come queste assumono un significato rispetto ad alcune
successive ombre della figura di Silvio (i presunti rapporti con la mafia,
la tessera della P2 di Gelli).
Nel 1973
fonda la Italcantieri Srl
e acquista, tramite l'avvocato Cesare Previti, la villa Casati Stampa con
tutti i terreni ad Arcore.
Televisioni
In seguito il suo
campo d'azione diviene il mondo dei media: dopo avere fondato nel 1978
Telemilano, televisione privata a carattere locale, due anni dopo,
provando ad aggirare la legge che vietava la presenza di una emittente
non pubblica a livello nazionale, la espanse a tutta Italia. Diverse Procure della Repubblica
intervennero provocando lo spegnimento della trasmissione.
La crescita degli ascolti nel 1980
fu dovuta al Mundialito, un torneo di calcio tra Uruguay,
Argentina, Brasile,
Germania, Italia
e Olanda.
Dopo una vivace campagna propagandistica a favore della visione in
diretta, condotta da alcuni quotidiani nazionali (tra cui si distinsero
il Corriere della Sera
e la Gazzetta dello Sport,
entrambi allora sotto l'influenza della loggia massonica P2,
e Il Giornale, di cui
lo stesso Berlusconi era azionista), nonostante gli iniziali pareri
sfavorevoli da parte di ministri governativi, la RAI
dovette concedere a Canale 5 l'uso del satellite e la diretta per la
trasmissione in Lombardia e in differita, nel resto d'Italia. Con
l'acquisto di Italia
1 nel 1982 dall'editore Edilio Rusconi e di Retequattro
nel 1984 dal gruppo editoriale Mondadori
il gruppo Fininvest, le cui
attività nel campo dei media sono ora confluite in Mediaset,
divenne il principale antagonista dell'ex monopolio televisivo RAI.
Il 6 agosto 1990 la legge Mammì legalizzava l'impero
televisivo di Berlusconi.
Editoria
Nel campo editoriale
è azionista di maggioranza di due tra le principali case
editrici italiane, Mondadori ed Einaudi,
e di alcune minori (Elemond, Sperling&Kupfer, Grijalbo, Le
Monnier,
Pianeta scuola, Edizioni Frassinelli, Electa Napoli, Riccardo Ricciardi
editore, editrice Poseidona). Nel campo della distribuzione audiovisiva
è stato per un certo periodo socio in Blockbuster
Italia; controlla inoltre il gruppo Medusa Cinema.
Altro (Commercio, Milan)
È anche
proprietario della squadra di calcio del Milan,
del quale per anni è stato anche presidente, vedendola
diventare una
delle compagini più forti a livello nazionale, riuscendo a
vincere, in
campo internazionale, quattro coppe dei campioni; è invece
uscito dalla
grande distribuzione dopo avere posseduto per vari anni il gruppo Standa
(venduto al gruppo Coin: la parte non-food è passata sotto
il marchio Oviesse) ed Euromercato
(venduto a Carrefour).
Attività politica
La discesa in campo Nel 1994 Silvio Berlusconi entra in
politica fondando Forza Italia, un nuovo movimento e partito
politico. L'entrata in politica
avvenne in un contesto sfavorevole per il gruppo Fininvest
di Berlusconi, che già da circa due anni doveva far fronte a
debiti
largamente maggiori del capitale, a varie inchieste giudiziarie e ad un
arresto delle entrate pubblicitarie televisive. Secondo il rapporto
annuale di Mediobanca i debiti del gruppo Berlusconi
nel 1992 ammontavano a 7.140 miliardi
di lire (2.947 finanziari a medio e lungo termine, 1.528
a breve termine e 2.665 commerciali). Il capitale netto della società
ammontava invece a 'soli' 1.053 miliardi di lire. Nel 1993 gli introiti pubblicitari
televisivi, dopo lunghi anni di elevata ed initerrotta crescita, si
arrestano registrando crescita
zero. Fra il 1992
ed il 1993 la Fininvest è oggetto di varie inchieste
giudiziarie da
parte delle procure di Milano, Torino e Roma, riguardanti presunte
tangenti (ai partiti per la gestione delle discariche lombarde e per le
licenze del supermercato Le Gru di Grugliasco, a funzionari pubblici per la
vendita dei <<palazzi d'oro>>, e altre
ancora per gli spot sull'AIDS), le false fatture di
Publitalia, i finanziamenti ai congressi di partito e le frequenze
televisive. Il 26 Gennaio 1994
Berlusconi trasmette in tv un discorso
preregistrato di nove minuti, in cui annuncia agli italiani il suo
ingresso in politica. In seguito sostenne più volte che il
motivo della
sua "scesa in
campo" era di
scongiurare il "pericolo comunista", cioè la vittoria
dello schieramento di centrosinistra.
La questione dell'ineleggibilità
Il suo debutto
politico inizia all'insegna dei cavilli. Silvio
Berlusconi, infatti, per la mai abrogata legge 361 del 1957 (che
all'articolo 10 afferma: "Non sono eleggibili (...) coloro che (...)
risultino vincolati con lo Stato (...) per concessioni o autorizzazioni
amministrative di notevole entità economica") risulta
ineleggibile.
Tuttavia, la Giunta per le elezioni, anche
grazie ad una parte degli esponenti dei PDS del
neo-segretario Massimo D'Alema, decise di
rigettare il ricorso, permettendo l'ascesa politica di Berlusconi.
Campagna elettorale ed elezioni del 1994 Grazie
anche ad una massiccia campagna elettorale per la quale
Berlusconi sfrutta pienamente i propri canali mediatici e che
scatenerà
polemiche che si risolveranno nella cosidetta par condicio, le elezioni
politiche del
27
Marzo1994 si risolvono in un successo
per il suo partito consociatosi in un'alleanza con Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini e con la Lega
Nord di Umberto Bossi; ma la sua prima esperienza di
governo ha vita breve e si conclude in pochi mesi quando la Lega
Nord ritira
l'appoggio al Governo.
Cenni generali
Forza Italia
è un movimento politico nato per identificarsi con il suo
fondatore.
Berlusconi si propone come liberale e liberista, l'alternativa alla
vecchia politica, un imprenditore al servizio della politica. Il suo
stile politico fa sì che si rivolga direttamente al popolo
italiano con
slogan semplici ed incisivi (Un presidente operaio, Un
milione di posti di lavoro ad esempio): è celebre
il suo contratto con gli italiani siglato in
diretta televisiva alla trasmissione "Porta a porta" prima delle
elezioni del 2001.
In linea di principio Berlusconi sostiene di voler trasferire le
modalità di gestione di una grande azienda al governo della
nazione: da
qui l'insofferenza per la politica legata alle trattative tra i partiti
e ai limiti che la Costituzione
del 1948
pone al Presidente del Consiglio dei Ministri. Nella riforma
costituzionale avviata nel corso del suo secondo governo, la parte che
rafforza i poteri del premier è presentata da Berlusconi
come il modo
per rafforzare "l'amministratore delegato dell'Azienda Italia",
chiunque egli sarà. D'altra parte, il governo Berlusconi II
non è stato
solamente il più lungo della Repubblica Italiana, ma anche
quello in
cui è stato sostituito il maggior numero di ministri. Questo
modo di
intendere la politica, viene tacciato come demagogico e populista dai
suoi critici e avversari politici: l'intreccio di interessi
imprenditoriali, mediatici e politici rende molto spesso difficile
comprendere se, e in quanta parte, varie leggi promulgate nel secondo
governo Berlusconi siano state fatte ad personam: tra di esse si
annoverano la depenalizzazione del reato di falso in bilancio, la legge
Cirami che amplia la possibilità di ricusare un
collegio giudicante per "legittimo sospetto", la legge
Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo e delle
comunicazioni in genere, il lodo Maccanico sulla
sospensione dei procedimenti penali in corso, con conseguente
allungamento dei termini di prescrizione,
per le cinque maggiori cariche dello Stato. Il programma di governo
è
generalmente liberista: tra le leggi di riforma promulgate spiccano
quelle dei sistemi pensionistico, giuridico e scolastico.
La riforma fiscale, che fa parte del Contratto con gli
italiani,
non è stata ancora completata. Sul realismo di questo
progetto le
opinioni professate da governo e opposizioni divergono sostanzialmente;
il primo ha affermato che è già stato in buona
parte realizzato, ed ha
promesso che nel 2006 verranno dati ulteriori sgravi fiscali, le altre
che per le classi meno abbienti gli scarsi sgravi sull'IRPEF
(ora chiamata IRE) sono stati
più che annullati dall'aumento delle imposte locali e
indirette, come i bolli.
La politica estera italiana degli ultimi anni ha segnato un
riavvicinamento al tradizionale rapporto che ha legato per molti anni
l'Italia agli altri stati dell'Alleanza Atlantica, appoggiando gli Stati Uniti nella decisione
della guerra in Iraq del 2003 (l'Italia
comunque si è dichiarata non belligerante: ha inviato truppe
solo nel
dopoguerra e non come forza occupante). In ambito europeo, Berlusconi
ha espresso pubblicamente la volontà di implementare
relazioni cordiali
con la Russia e quella di sostenere
l'entrata della Turchia nell'Unione Europea. Il suo
governo ha varato leggi più restrittive in merito
all'immigrazione illegale (la legge Bossi-Fini)
e con l'intento di fermare quella clandestina ha cercato cooperazione
con i paesi dell'area mediterranea, volendo così garantire
un controllo
più adeguato alla frontiera meridionale dell'Unione Europea.
Conflitto di interessi e "Par Condicio"
Con
riferimento al controllo dei mezzi di informazione si intende per conflitto
di interessi
In particolare la proprietà da parte di Berlusconi delle
reti Mediaset
configurerebbe un conflitto di interesse nella misura in cui, nella sua
veste di Presidente del Consiglio, egli fosse in grado di determinare,
o comunque influenzare, la nomina degli organismi dirigenti della RAI,
televisione pubblica di cui il Ministero del Tesoro, tramite la RAI
Holding, è azionista di riferimento. Va notato che,
attualmente,
Mediaset e RAI, insieme, detengono circa il 90% dello share televisivo
totale nazionale, diviso fra le due reti in parti all'incirca uguali.
Mediaset comunque si attiene agli stessi criteri adottati dalla RAI nel
garantire un'appropriata visibilità a tutti i principali
partiti e/o
movimenti (la cosiddetta Par Condicio).
Il Consiglio di Amministrazione della RAI è nominato, di
comune
accordo, dai presidenti del Senato e della Camera dei Deputati. Sebbene
entrambi i presidenti siano espressione della maggioranza è
prassi
consolidata che essi siano scelti in modo da poter essere accettati
anche dalle opposizioni. La ragione di ciò risiede nell'alto
profilo
istituzionale di queste due figure, che rappresentano rispettivamente
la seconda e terza carica dello Stato, subito dopo il Presidente della
Repubblica, e che quindi sono tenute ad agire "super partes" in
questioni riguardanti l'alto interesse nazionale. Attualmente queste
due posizioni sono occupate, rispettivamente, da Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini.
È interessante notare che questo approccio è
tipico del sistema
politico italiano. La Costituzione Italiana, infatti, è
stata approvata
nel 1948, subito dopo l'era fascista, e, al fine di prevenire il
ritorno a forme di governo dittatoriali, ha posto un'estrema cura nel
bilanciare fra di loro i diversi poteri dello Stato, per evitarne
l'eccessiva concentrazione in un'unica persona e/o istituzione.
Uno dei maggiori critici di Berlusconi tra i media stranieri
è stato il settimanale britannicoThe Economist
(soprannominato da Berlusconi "The Ecommunist"). Lo scontro verbale tra
Berlusconi e l'Economist raggiunse il suo apice quando Berlusconi
portò
la pubblicazione alla corte di Roma, mentre l'Economist pubblicava
lettere aperte contro di lui [1].
In ogni caso, secondo l'Economist, Berlusconi, nella
sua doppia veste di proprietario della Mediaset
e Presidente del Consiglio, detiene il controllo di circa il 90% di
tutto il panorama televisivo nazionale.[2]
Questa percentuale include sia le stazioni da lui direttamente
controllate che quelle su cui il suo controllo può essere
esercitato in
maniera indiretta attraverso la determinazione o l'influenza nella
nomina degli organismi dirigenti della televisione pubblica.
Il vasto controllo sui media esercitato da Berlusconi è
stato più
volte ricollegato alla possibilità che i media italiani
possano essere
soggetti ad una limitazione delle libertà
d'espressione. L'Indagine mondiale sulla
libertà di stampa 2004 (Freedom of the Press 2004
Global Survey), uno studio annuale pubblicato dall'organizzazione
americana Freedom House,
retrocesse L'Italia dal grado di 'Libera' (Free) a 'Parzialmente
Libera' (Partly Free) [3] sulla base dell'influenza di
Berlusconi sulla RAI. Un grado raggiunto nell'Europa
occidentale solo dalla Turchia
(2005).
Reporter senza frontiere
dichiara che nel 2004, "Il conflitto d'interessi che coinvolge il primo
ministro Silvio Berlusconi e il suo vasto impero mediatico non
è ancora
risolto e continua a minacciare la libertà d'espressione".[4] Nell'aprile2004,
la Federazione
Internazionale dei Giornalisti si unisce alle critiche,
obbiettandosi al passaggio di una legge votata da Carlo Azeglio Ciampi
nel 2003,
che i detrattori di Berlusconi ritengono sia destinata a proteggere il
suo controllo dichiarato del 90% dei media nazionali. [5]
l'incompatibilità
fra la proprietà di testate giornalistiche o di
emittenti radio televisive con l'assunzione di cariche pubbliche tali
da consentire al titolare di tali cariche di controllare o influenzare
la gestione di altre testate o reti concorrenti, il cui controllo,
parziale o totale, sia appannaggio della cosa pubblica.
Il "berlusconismo" Come
già accennato, una caratteristica precipua di Berlusconi
è il
cercare rapporti per quanto possibile di amicizia personale, e in
generale di "accomodare" l'interlocutore. Lui stesso ama ricordare i
suoi trascorsi di gioventù come cantante e intrattenitore da
crociera,
e nel 2004 ha persino inciso un disco di canzoni napoletane composte da
lui insieme a Mariano Apicella.
La sua cura per l'aspetto fisico è anche assai nota;
è un convinto
fautore del jogging, ha deciso di fare un intervento di lifting a
dicembre 2003 e nei primi di agosto 2004 si è sottoposto al
trapianto
di capelli presso l'ambulatorio di Ferrara del chirurgo plastico Piero
Rosati (la nota "bandana bianca" che il premier portava durante il suo
incontro con Tony Blair doveva servire a celare i
segni dell'intervento). In campo politico,
questo stile porta all'ostentazione di rapporti
personali con gli altri potenti: tra gli amici personali di Berlusconi,
il presidente americano Bush, il primo ministro inglese Tony Blair, e il presidente russo Putin.
Tutto questo ha però reso Berlusconi molto vulnerabile a una
serie di
scivoloni di percorso verificatisi durante i suoi discorsi a braccio.
L'inizio del semestre italiano di presidenza dell'Unione Europea a luglio 2003 ha visto un
rumoroso incidente diplomatico con la Germania a seguito della sua risposta
alle critiche del parlamentare europeo Martin Schultz (SPD) (Signor
Schulz, so che in Italia c'è un produttore che sta montando
un film sui
campi di concentramento nazisti: la suggerirò per il ruolo
di kapò. Lei è
perfetto).
Altre frasi infelici sono state quelle sull'inferiorità
della cultura
islamica rispetto a quella occidentale, pronunciata poco dopo gli
attentati dell'11 settembre 2001, e l'affermazione secondo cui Mussolini
non ha mai ucciso nessuno, e si limitava a confinare gli avversari
politici "in località di villeggiatura". Nel 2005 un'altra
affermazione: "con la sinistra al potere, miseria terrore e morte". Questo suo modo di
proporsi ha diviso l'opinione pubblica italiana
in due fazioni incapaci di trovare un qualsivoglia accordo sulla sua
figura. Altra critica che gli
venne mossa fu il suo rifiuto del confronto diretto. Dopo il faccia a
faccia con Romano Prodi
prima delle elezioni politiche del 1996, e per 9 anni, ha sempre
rifiutato un confronto a due con i suoi avversari in una qualunque
trasmissione televisiva o radiofonica, fino al 5
aprile2005.
In questa data, all'indomani dei risultati delle elezioni regionali che
avevano visto perdere la sua coalizione in 11 regioni su 13, si
presentò a sorpresa a Ballarò di Giovanni Floris in onda su Raitre, offrendosi alla discussione
con gli ospiti Massimo D'Alema e Francesco Rutelli.
Televisione Il
18
Aprile2002, durante la visita di Stato a Sofia in Bulgaria in qualità di presidente del
consiglio,
Berlusconi rese la celebre dichiarazione (soprannominata dai suoi
oppositori il "diktat bulgaro") che ha suscitato diverse
polemiche in Italia.
Alcuni sostenitori di Berlusconi giustificarono l'allontanamento dei
succitati conduttori come doveroso in uno Stato di diritto,
perchè i
tre lo avrebbero diffamato e avrebbero usato in modo non appropriato il
mezzo servizio televisivo pubblico, che secondo loro dovrebbe essere
neutrale rispetto alla politica. Alcuni oppositori di Berlusconi
sostennero invece che un servizio pubblico dovrebbe essere
caratterizzato dal pluralismo e che un paese in cui il
governo impedisce alle voci ostili di andare in onda è un regime. I partiti di opposizione e la
FNSI
fecero inoltre notare che l'eventuale realizzazione della dichiarazione
di Berlusconi avrebbe potuto creare un pericoloso precedente. Berlusconi
non eseguì in prima persona alcun allontanamento, anche
se i suoi oppositori sostengono che ciò non significa che le
sue
dichiarazioni non hanno sortito effetto. A partire dal dicembre del 2002
nessuno dei tre ha più lavorato in RAI. Luttazzi e Biagi non
ottennero
più alcun contratto, mentre Santoro rifiutò le
proposte offertegli di
conduzione di programmi in altre fasce orarie meno importanti. I
programmi sostitutivi ebbero uno share minore. Michele Santoro si
rivolse alla magistratura del lavoro, lamentando
la violazione del contratto firmato con la RAI, e vinse la causa con
l'azienda televisiva. La sua elezione nel 2004 a europarlamentare
nelle file dello schieramento di centrosinistra ha per il momento
sospeso l'esecuzione della sentenza, anche se il conduttore ha
dichiarato di essere disposto a dimettersi da europarlamentare nel caso
avesse la possibilità di tornare in RAI.
La legge Gasparri e Retequattro Una delle
preoccupazioni del governo Berlusconi II è stata il
sostenere pubblicamente la necessità del pluralismo in campo
televisivo, anche facendo crescere notevolmente il numero di canali
televisivi disponibili mediante la cosiddetta Legge Gasparri sul digitale terrestre.
Tale legge si distinse a causa del suo iter particolarmente travagliato
e per essere stata approvata dopo un rinvio alle camere del Presidente della
Repubblica a
causa della manifesta incostituzionalità di alcuni articoli. Le crtiche
più feroci alla proposta di legge giunsero dai partiti di
opposizione, supportati dalla FNSI, e si concentrarono
particolarmente sul cosiddetto sistema SIC
(Sistema Integrato delle Comunicazioni). A questo proposito le
opposizioni sostennero, durante il dibattito parlamentare, che la
proposta di legge, pur lasciando immutati i limiti antitrust,
li rendeva, di fatto, inefficaci allargando l'insieme su cui
calcolarli. La percentuale del 20% non sarebbe infatti più
stata
calcolata sulle singole risorse, come i canali televisivi, ma su tutto
l'insieme delle risorse di comunicazioni, televisive, radiofoniche ma
anche giornalistiche e cartellonistiche. A seguito del rinvio alle
camere
il governo varò, nel dicembre del 2003, un decreto legge,
definito
dalle opposizioni "Salva Retequattro", con cui veniva anticipata la
parte della legge Gasparri riguardo al digitale terrestre, indicando
una moratoria di quattro mesi dopo la quale sarebbe stata verificata
l'effettiva diffusione dei canali digitali. Tale decreto permise al
gruppo Mediaset di continuare le trasmissioni
in chiaro di Retequattro, che a norma di varie sentenze della Corte Costituzionale
avrebbe dovuto cedere le sue frequenze a partire dal primo gennaio
2004, mentre dalla stessa data Rai3 non avrebbe potuto trasmettere
pubblicità. In entrambi i casi il motivo era legato al
superamento del
tetto del numero di canali nazionali disponibili: la Corte
Costituzionale aveva infatti argomentato che essi non erano 15, ma
bensí 12. È comunque
innegabile che il pluralismo televisivo rimane tale solamente sulla
carta: RAI e Mediaset insieme superano il 90% dei
telespettatori e delle risorse pubblicitarie.
[...]
Procedimenti giudiziari a carico di Berlusconi
In
Italia, Silvio Berlusconi è stato al centro di diverse
accuse di corruzione e falso in bilancio relative
al periodo precedente il suo ingresso in politica; nei
confronti dei giudici italiani ha espresso più volte
pubblicamente
perplessità. Il suo nome è inoltre stato trovato
nelle liste della
organizzazione massonicaP2,
con il numero di tessera 1816 e il grado di "apprendista muratore".
Berlusconi è stato inoltre indagato dalla procura di Palermo
per il
reato di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di
denaro sporco, ma le indagini sono state archiviate su richiesta della
Procura stessa per scadenza dei termini massimi concessi per indagare.
È stato riconosciuto colpevole del reato di falsa
testimonianza, ma non è mai stato condannato
grazie all'amnistia.
Da una intervista concessa da Paolo Borsellino a una televisione
francese pochi giorni prima di morire, acquisita come prova per le
indagini sulla strage di via D'Amelio, alcuni personaggi di Publitalia
del calibro di Marcello Dell'Utri erano al centro di una indagine della
Procura di Palermo sui rapporti tra le cosche mafiose e l'impero
economico di Berlusconi.
Procedimenti conclusi con
un'assoluzione
Processo Sme: assoluzione con
varie formule per il cosiddetto capo B riguardante la vicenda della
compravendita fallita della Sme
Procedimenti nei quali è stato giudicato
colpevole, ma i reati commessi sono coperti da amnistia
Dichiarazioni sulla P2 La corte d'appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole
di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito
della sua iscrizione alla P2 ed ha applicato l'amnistia, stabilita nel 1990, chiesta dal Procuratore
generale. La Corte di Cassazione nel 1991 conferma la sentenza.
Falso in bilancio nell'acquisto di terreni In appello è
stata applicata l'amnistia in uno dei quattro capi
d'accusa in merito all'acquisto dei terreni circostanti la sua Villa di
Macherio
Procedimenti nei quali ha goduto della prescrizione per i reati
oggetto d'accusa
Processo All
iberian 1 (tangenti a Bettino Craxi)
Nel 1998
la sentenza di primo grado
lo condanna a due anni e quattro mesi per i 21 miliardi versati tramite
il conto All Iberian a Bettino Craxi. La sentenza di Appello (secondo
grado) sancisce che il reato è estinto per
prescrizione (è passato troppo tempo) e che «per
nessuno degli imputati emerge dagli atti l'evidenza
dell'innocenza». La sentenza definitiva (terzo
grado, 22 novembre2000,
Corte di Cassazione)
conferma la sentenza d'appello, e condanna Berlusconi al pagamento
delle spese processuali. Ecco un estratto della sentenza definitiva:
Le operazioni societarie e finanziarie prodromiche
ai
finanziamenti estero su estero dal conto intestato alla All Iberian al
conto di transito Northern Holding [Craxi, ndr] furono
realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest spa, con il
rilevante concorso di Berlusconi quale proprietario e presidente.
[...] Non emerge negli atti processuali
l'estraneità dell'imputato
Lodo Mondadori Berlusconi era accusato
(assieme aCesare Previti, Attilio Pacifico,
Giovanni
Acampora e Vittorio Metta) diconcorso in corruzione in atti
giudiziari
(art.319 ter del codice penale), per aver pagato i giudici di Roma in
modo da ottenere una decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che
doveva decidere la proprietà della casa editrice. In primo grado Cesare
Previti è stato condannato, mentre per questo
stesso episodio Berlusconi, grazie alla concessione delle attenuanti
generiche, ha ottenuto la prescrizione del reato di "corruzione
semplice" ed ha evitato la condanna. I giudici della quinta
sezione della Corte d'Appello hanno infatti
ritenuto che nei confronti di Silvio Berlusconi è
ipotizzabile il reato
di "corruzione semplice", e non quello più grave di
"corruzione in atti
giudiziari", abbracciando la tesi che tra il 1990 e 1992 (periodo dei
fatti contestati) l'art.319 ter non prevedeva pene per l'eventuale
corruttore. Hanno inoltre confermato la concessione delle attenuanti
generiche, dalle quali consegue la prescrizione per la riduzione dei
termini di legge. La Corte di Cassazione ha infine confermato la
sentenza d'Appello. Ecco un estratto della
sentenza definitiva:
Il rilievo dato [per concedere le
attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale
ed individuale del soggetto [Berlusconi è nel
frattempo diventato presidente del Consiglio], valutato dalla
Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo
Per il capo di accusa A del suddetto processo SMESilvio
Berlusconi beneficia della prescrizione, ecco il
dispositivo della sentenza formulato il 10 Dicembre 2004
dai giudici della Prima Sezione Penale di Milano:
Visto l'articolo 531 CPP
dichiara non doversi procedere nei confronti di Berlusconi Silvio in
ordine al reato di corruzione ascrittogli al capo A) limitatamente al
bonifico in data 06-07 marzo 1991
perché, qualificato il fatto per l'imputato come violazione
degli
articoli 319 e 321 C.P. e riconosciute le circostanze attenuanti
generiche, lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione;
visto
l'articolo 530 CO.2 C.P.P. assolve Berlusconi Silvio dal reato di
corruzione relativo al bonifico in data 26-29 luglio 1988 contestato al
capo A) per non aver commesso il fatto; visto l'articolo 530 C.P.P.
assolve Berlusconi Silvio dagli altri fatti di corruzione contestati al
capo A) per non aver commesso il fatto; Visto l'articolo 530 CO.2
C.P.P., assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione a lui
ascritto al capo B) perché il fatto non sussiste.
Procedimenti conclusi con una condanna
Procedimenti in corso
In Spagna, Berlusconi, con altri manager Fininvest,
è accusato di violazione della legge antitrust
e frode fiscale per l'emittente Telecinco.
Il processo è stato sospeso per non interferire nelle
relazioni fra Italia e Spagna.
«il reato di corruzione del giudice
Squillante è stato commesso da Berlusconi»
(come da testo dalla sentenza)
Questa conclusione è maturata anche grazie alle
rogatorie internazionali giunte dalla Svizzera.
Esse furono oggetto di aspro confronto, in quanto Berlusconi ha sempre
sostenuto che fossero documenti falsificati. Durante il processo, il governo Berlusconi II
varò una legge che introduceva norme più
restrittive per accertare
l'autenticità e la provenienza delle rogatorie
internazionali,
suscitando la reazione delle opposizioni che giudicavano tale legge una
inutile burocrazia. Ad ogni modo, tali documenti mostravano dei
versamenti di 434.404 dollari da un conto della Fininvest
ad uno di Previti, dal quale infine
giunsero ad un conto di Squillante.
Nella sentenza i giudici, pur ritenendo colpevole Berlusconi
del
reato imputatogli, gli concedettero le attenuanti generiche, che tra
gli altri effetti dimezzano i termini di prescrizione
di quel reato da 15 a sette anni e mezzo; l'effetto pratico
è stato che
il reato commesso è stato estinto per prescrizione,
situazione che è
giuridicamente diversa dall'innocenza, anche se porta ad effetti
pratici simili (non porta a limitazioni della libertà
personale e
lascia inalterata la fedina penale,
ma condanna al pagamento delle spese processuali e non fornisce la
riabilitazione morale).
Gli avvocati di Berlusconi hanno fatto ricorso in Appello per
ottenere una assoluzione piena, sostenendo che Silvio Berlusconi non si
è mai occupato di vicende amministrative e finanziarie del
gruppo. Il
processo di appello, indetto per il 18 luglio 2005, è stato
rimandato sine die in attesa che gli atti
processuali di primo grado vengano acquisiti dalla corte.