Una via d'uscita
di Vincenzo Mele
Ogni riferimento a fatti o persone reali...e via di seguito tutte le altre stronzate.
Detta in parole povere: era fottuto. Sulla veranda della sua villa di Palermo, Fulvio Mezzocavallo sperimentava quanto una cornetta del telefono possa farsi pesante. Aveva ricevuto la telefonata di Providi almeno mezz'ora prima, e ancora non riusciva a muoversi. Era davvero stato così presuntuoso da credere che il suo telefono non sarebbe mai stato messo sotto controllo, o che i suoi intrallazzi bancari non sarebbero mai stati controllati?
Detta in parole povere: sì.
Ma la telefonata di Augusto Providi, socio e amministratore delegato della sua Mediavest, gli aveva cambiato ogni prospettiva.
"Ascolta: hai presente quel mio contatto al Tribunale?" aveva detto.
"Sì."
"Mi ha fatto una soffiata. Tra una settimana partiranno degli avvisi di garanzia. Ci sono dentro anche io."
Silenzio. La sua stretta sul bracciolo della sedia. "Fulvio, che facciamo?" chiese Providi.
In quel momento fu investito da una dura pioggia di ricordi, come di pietre. Era una frana di immagini ed eventi sfreccianti: lui che a 18 anni suonava la chitarra in una nave da crociera; lui che tagliava il nastro rosso all'inaugurazione di TelePalermo; TelePalermo che cambiava nome in Tele55 e si ingrandiva e si ingrandiva e si ingrandiva ancora, fino a coprire il 98% del territorio; lui che inaugurava altri due canali, che creava altre società audiovisive, accorpate tutte nel colosso da 20.000 miliardi annui chiamato Mediavest; lui che firmava documenti per l'acquisizione di compagnie telefoniche, squadre di calcio, catene di supermercati, case di produzione cinematografiche; lui che ricreava e abbelliva i quartieri più nuovi di Palermo.
La cornetta del telefono si faceva sempre più pesante, sempre più aliena. Riuscì con un certo sforzo a riagganciare, fradicio di sudore. Era rimasto un'ora sotto un sole cocente, il sole di Palermo, un sole amplificato dallo smog delle industrie che aveva creato. Non poteva finire così. Doveva trovare una via d'uscita.
La Ford di Fulvio Mezzocavallo entrò nel vialetto della villa di Matteo Basetta. Il caldo era opprimente, l'ansia era peggio. Seguì la strada lastricata in pietre gialle che conduceva all'abitazione del boss. Una casa enorme in stile barocco, che lui conosceva piuttosto bene. La domestica lo riconobbe e lo fece accomodare su una poltroncina, in una specie di grande sala d'attesa rivestita di quadri e fotografie d'epoca.
"Ehi, Fulvio" tuonò una voce baritonale che rimbombò nella stanza. Basetta era entrato, una figura possente che claudicava appena per una ferita alla gamba rimediata da ragazzino.
"Matteo, scusa il disturbo" salutò Mezzocavallo. Il boss agitò una mano con noncuranza e lo condusse nel suo ufficio. Si sedettero alla scrivania. Sul tavolo: solo un telefono, una Bic e un bloc-notes mai usato. Gli strumenti di lavoro con cui Matteo Basetta svolgeva tutte le mansioni che un perfetto boss deve svolgere: telefonare ordini, ricevere telefonate dai "collaboratori" e scrivere qualche nome di cui doveva ricordarsi.
"Allora, Fulvio, a cosa devo la tua visita?" domandò Basetta con un sorriso fatto solo con la bocca.
Mezzocavallo si spostò sulla sedia. "Be', è sorto un problema. Forse te ne sarà giunta voce."
Basetta strinse le labbra. "Parli del giudice Sparviero?" chiese.
Mezzocavallo faticò a non sussultare. "Merda. Così parte tutto da lui."
"Esatto. Non lo sapevi?"
"No." Mezzocavallo restò impietrito. Sparviero era un personaggio famoso, a Palermo e in tutta Italia. Appariva spesso in molte trasmissioni televisive, sui giornali.
"È un bel problema, sì" sbuffò Basetta appoggiandosi allo schienale. "Il bastardo crede di essere immortale. Tutte quelle minchiate che spara in televisione, sui giornali. Ma tanto immortale non è. Non ti preoccupare, Fulvio, che tanto immortale non è."
Il forte accento palermitano di Basetta diede forza a quelle parole, e Mezzocavallo si sentì più sollevato.
"Ne sei convinto?" chiese per rafforzare quel sollievo.
Basetta alzò le spalle e chinò il capo. "Per forza, Fulvio. Non c'è altra soluzione."
"Tra quanto?" azzardò Mezzocavallo.
Il boss si alzò e zoppicò verso la porta. "Il tempo di sistemare tutte le cose. Sparviero non dà fastidio solo a te, quindi è una cosa che si deve fare e anche alla svelta. Sta tranquillo."
Estratto dalla Gazzetta del Sud del ****:
FULVIO MEZZOCAVALLO CAVALIERE DELLA REPUBBLICA.
Il presidente della repubblica ******* ******* ha concesso all'imprenditore e noto cittadino palermitano Fulvio Mezzocavallo una delle più alte onorificenze dello stato: quella di Cavaliere della Repubblica. L'imprenditore, raggiunto da un nostro cronista, si è detto "onorato e orgoglioso" per tale carica...
Estratto dal Corriere della Sera del ****:
ASSASSINATO IL GIUDICE SPARVIERO!
Un grave attentato di sicuro stampo mafioso è avvenuto ieri sulla strada di ******. Il giudice Nanni Sparviero è stato ucciso con un potente ordigno esplosivo che ha fatto saltare in aria la sua vettura. Il giudice tornava a Palermo da una trasferta di lavoro, con la sua scorta di 5 uomini, tutti periti nell'esplosione. Distrutte dal dolore le famiglie del giudice e quelle degli uomini della scorta...
Estratto dalla Repubblica del ****:
...mentre la città e tutto il paese rimangono sconvolti dall'attentato, le indagini su cui lavorava il giudice Sparviero passeranno in mano al magistrato della Commissione Antimafia Giulio Borsino.
Trascrizione di una telefonata registrata giorno **** tra l'imprenditore Cavalier Fulvio Mezzocavallo e il macellaio Matteo Basetta:
FM: Pronto, sono Fulvio.
MB: Ciao. Mi chiami per quello nuovo?
FM: Sì.
MB: Ce ne stiamo occupando
FM: Come?
MB: Tu non ti preoccupare. Non sappiamo ancora se ha ricevuto tutti gli incartamenti che aveva l'altro.
FM: Ascolta: so che ha in mano tutto. So che invierà quelle cazzo di carte al tribunale di Palermo, a quello di Catania e a quello di Messina.
MB: Ne sei sicuro?
FM: Sì, cazzo, sì! Dentro ci sono un casino di imputazioni! Concorso in associazione mafiosa, concorso in strage mafiosa, truffa aggravata, falso in bilancio!
MB: D'accordo. Vedrò che posso fare. Ciao.
FM: Cazzo! Ciao.
Lo stadio La Favorita era gremito e sussultava al ritmo del tifo di migliaia di sostenitori nero-rossi. In pochi anni, neanche 10, la squadra del Gaudes aveva superato sia come risultati, sia come gioco, la prima squadra cittadina. Fulvio Mezzocavallo aveva preso le redini della società sborsando miliardi, neanche tanti, e l'aveva resa grande, faraonica, da serie A.
Mentre lo stopper entrava duramente sull'attaccante del Brescia, arrivò Augusto Providi, e dopo aver preso posto accanto al presidente della squadra, avvicinò la bocca al suo orecchio. "Ho sistemato tutto."
Lo stopper controllò il pallone con una serie di finte e lo spedì sulla fascia sinistra.
"Per quanto?"
L'esterno di centrocampo cercò di avanzare, ma il terzino avversario fu più veloce e mise il pallone in fallo laterale.
"Tre miliardi circa."
Rimessa con le mani. Dritta sul cerchio di centro campo, sui piedi del mediano. Avanzò spedito, verticalizzò finché poté e tirò giù una mina pazzesca. Il portiere bresciano si allungò e mandò in angolo. Boato dei tifosi.
"Dove glieli consegni?"
Il mediano aveva un buon tiro. Si sistemò quindi sulla bandierina di destra, e calciò col collo del piede. Palla molto lunga, ma non troppo. Lo spilungone acquistato da poco saltò e colpì. Il portiere respinse. Altro corner.
"Al tuo hotel, domani. Gli farò avere un messaggio questo pomeriggio."
Altro tirò. Palla al centro dell'area. L'attaccante nero-rosso colpì di fronte, e il pallone andò nel sacco. Altro boato roboante.
"Perfetto" disse Fulvio Mezzocavallo.
Telegramma inviato da Augusto Providi a Matteo Basetta nel giorno ****:
Regalo per teSTOPDomani all'Hotel *****STOPPer ringraziartiSTOPMezzo-cavallo per te e per i tuoiSTOP
Titolo e sottotitolo della Gazzetta del Sud del ****:
UCCISO IL GIUDICE BORSINO!
A * mesi dall'attentato a Sparviero, un nuovo delitto sconvolge il mondo intero. Il giudice Giulio Borsino era il nuovo numero uno nella lotta alla mafia.
Gli studi televisivi di Tele55 erano sempre affollati. Fulvio Mezzocavallo si trovava in sala trucco a farsi coprire le rughe. Da lì a poco sarebbe dovuto comparire come ospite d'onore in una cazzata di varietà, a cui aveva accettato di partecipare solo perché dopo si sarebbe scopato la conduttrice. Un tizio dall'aspetto frocesco entrò e gli portò un telefono con filo lunghissimo. "È per lei" disse. Mezzocavallo prese la cornetta e con un cenno fece sparire la checca e la truccatrice. "Pronto" annunciò.
"Fulvio, sono Augusto." Providi aveva la voce esile come una scoreggia nel vento.
Il sangue gli divenne turbolento. "Che è successo?"
"Le pratiche sono partite. Lo stronzo ci ha fottuti sul tempo."
Palpitazioni. Cuore impazzito. Voglia di spaccare tutto.
"Avevi detto che le pratiche erano nelle tue mani! Come cazzo è potuto succedere?"
"Evidentemente erano solo delle copie, o forse qualche collaboratore di Borsino..."
"Non fare nomi, stronzo!" Mezzocavallo riagganciò e decise che la conduttrice se la sarebbe fatta un'altra volta.
Messina. Catania. Palermo. E forse: Milano e Roma. Le pratiche per il rinvio a giudizio, in cui erano trascritti tutti i suoi intrallazzi bancari e tutte le sue amicizie, erano già partite per queste città. Mezzocavallo cercò di concentrarsi a trovare una soluzione, ma tutto quello che aveva in testa era una gran paura e un vuoto freddo, abissale. Gelo. Prigione. Sbarre. Tutto insieme nel suo cervello. Si portò in fondò al suo ufficio e spostò la credenza in ciliegio che gli aveva regalato la famiglia Basetta per Natale. La spostò di un metro. La cassaforte occhieggiò. La combinazione e poi quello che c'era dentro: un sacchetto pieno di polvere bianca: ero e coca in un mix atomico. Versò tre strisce sulla scrivania e arrotolò una carta da cento. Tirò su col naso e finì al cospetto di Dio. Un dio strano, un dio tutto suo. Un dio in Ferrari e pieno di soldi. Un dio che gli assomigliava: era la sua copia.
"Ehi, Dio!" lo chiamò. Il dio-a-sua-immagine non rispose e si accese un sigaro con un pezzo da dieci. Lo fumò, gli sorrise e gli disse una cosa utile per il suo futuro.
Trascrizione di una telefonata registrata giorno **** tra il presidente di Mediavest Fulvio Mezzocavallo e l'amministratore delegato di Mediavest Augusto Providi:
AP: Pronto, sono Augusto.
FM: Allora?
AP: Siamo riusciti a insabbiare tutto. Ci è costato parecchio e comunque durerà al massimo un anno. Ma era il massimo che potevamo ottenere.
FM: Cioè?
AP: Per adesso i tuoi fondi più caldi sono stati trasferiti in Svizzera e altri posti tipo America Latina. Da lì cercherò di riciclarne una parte in investimenti immobiliari, ma il resto dovrà stare fermo. Qualcuno, però, troverà quelle pratiche, Fulvio, e tu sei uno degli uomini più ricchi e potenti d'Italia. Faranno gola a molti, specie a questi giudici comunisti di merda.
FM: Già. Mi sento più sollevato, comunque. Un anno basterà. Ho già qualcosa in mente. Una via d'uscita.
AP: E cosa? Se verrà aperto un processo, cosa pensi di...
FM: Te lo dirò di persona. Ciao.
AP: Come dici tu. Ciao.
Augusto Providi ascoltava Mezzocavallo da più di un'ora. Aveva iniziato a parlare che il sole sulla città era già basso, votato al tramonto. Adesso che il crepuscolo copriva le strade e la stanza, il discorso volgeva al termine. Providi era esterrefatto. Incredulo. Sorpreso. Ma l'idea del Cavaliere poteva funzionare. "Dovrai vendere Mediavest e tutte le altre aziende" disse.
Mezzocavallo alzò le spalle e si cacciò una matita in bocca. "Non vedo perché dovrei."
"Se ti cacci davvero in questa faccenda, sarai costretto a vendere tutto" rispose Providi. "Nascerebbe un conflitto di interessi e ti farebbero il culo ancora prima di lasciarti iniziare."
Mezzocavallo sputò pezzi di matita. "L'unico conflitto che può darmi pensiero è decidere quale valletta devo scoparmi per prima." Un sorriso a reti unificate. "E comunque vedi di usare il plurale: ci sei dentro anche tu."
"Io non so se..."
Mezzocavallo spezzò la matita tra i denti. "Lo sai, invece. Sai che tutto quello che tocco diventa oro."
Providi lo fissò. "La sinistra si opporrà."
Mezzocavallo scoppiò a ridere e per poco non si strozzò con i pezzetti di matita. "In questo paese la sinistra conta già poco, e io la farò contare ancora di meno."
Telefonata registrata giorno **** tra il presidente di Mediavest e il macellaio Matteo Basetta:
FM: Pronto, Matteo?
MB: Sì. È successo qualcosa?
FM: No, tranquillo. Volevo solo ringraziarti, almeno a voce, del tuo appoggio per il mio progetto.
MB: Figurati. È una grande idea, e poi sono sicuro che al momento opportuno sarai tu a dare una mano a noi.
FM: Senza dubbio.
MB: Piuttosto, sei sicuro di non avere bisogno di liquidi?
FM: No. Quelli non mancano, per fortuna. Sai già l'unica cosa che ti chiedo.
MB: Di quello non devi preoccuparti. In un modo o nell'altro, ti appoggeranno in milioni.
FM: Grazie e ciao, Matteo.
MB: Ciao, Fulvio. Stammi bene.
Sei mesi dopo. I riflettori di uno studio di Tele55 si accesero e stamparono sul volto di Fulvio Mezzocavallo una luce caldissima. Il discorso era stato scritto dall'autore della fiction di maggior successo di Mediavest.
Mezzocavallo iniziò. "Italiani; cittadini d'Italia e d'Europa; uomini e donne che osservate il futuro con insicurezza; Italiani stanchi di questa politica sempre più votata all'arricchimento personale di chi comanda e al disinteresse verso le fasce più deboli; Italiani che si vergognano di essere parte di una pseudo-nazione che si ritrova, ormai da anni, a essere l'ultimo vagone nel treno delle potenze europee; Italiani stufi di dover pagare tasse inutili e immotivate; Italiani che non sono sicuri di riuscire a vivere con delle pensioni talmente risibili da non rappresentare un sostentamento; Italiani stanchi di questa disoccupazione che non garantisce un futuro né per noi, né per i nostri figli; Italiani con la paura di dover andare all'ospedale, per colpa di una sanità fredda, incompetente e spesso assassina; Italiani, io sono come voi!" Applausi scroscianti. Registrati. La telecamera non stacca dal suo volto. Prende fiato e ricomincia. "Tutta questa vergogna, cari Italiani come me, mi spinge a scendere in campo e a prendere parte a questa disastrata vita politica che cercherò in tutti i modi di cambiare. Questa delusione che provo, sia a livello emotivo che politico, mi costringe a prendere parte ai giochi, motivato non dall'avidità dei comuni uomini politici, ma da uno spirito di innovazione che mi porta a promettervi anni di solidità governativa, lanciati verso un nuovo risorgimento, un nuovo boom di cui tutti abbiamo bisogno. Io vi prometto, quindi, anni in cui le pensioni verranno alzate, le strutture sanitarie saranno efficienti, la disoccupazione sarà drasticamente abbassata e l'Italia tutta sarà invasa da un benessere sociale ed economico tale da farla diventare una delle grandi potenze del mondo. Promesse che manterrò e che sottoscrivo qui davanti a voi, promessa contenuta anche nel nome del movimento politico che ho deciso di creare: Grande Italia!"
Titolo del Corriere della Sera del ****:
MEZZOCAVALLO: NASCE "GRANDE ITALIA"
Titolo e sottotitolo della Repubblica del ****:
MEZZOCAVALLO: "SCENDO IN CAMPO"
Il presidente di Mediavest fonda un movimento politico e punta in alto. "Grazie ai nostri sforzi una nuova Italia del boom."
Titolo della Gazzetta del Sud del ****:
LA TV SCENDE IN CAMPO!
Titolo e sottotitolo dell'Unità del ****:
FAUSTINETTI: "MEZZOCAVALLO NON E' UN POLITICO."
Il leader della sinistra attacca l'imprenditore e la sua decisione di entrare in politica: "E' una pagliacciata, una cosa immorale e anti-democratica."
Titolo e sottotitolo del Messaggero del ****:
MEZZOCAVALLO: "SINISTRA ALLA FRUTTA."
Il segretario di Grande Italia risponde alle accuse di Faustinetti. "Le sue affermazioni sono la prova che la sinistra è alla fine. Sono le solite frasi di chi non vuole farsi da parte per avidità."
Titolo e sottotitolo dell'Unità del ****:
"MEZZOCAVALLO DEVE VENDERE TUTTO."
Queste le parole di Roberto Faustinetti. "Se Mezzocavallo vuole fare politica, deve vendere tutte le sue aziende."
Titolo del Corriere della Sera del ****:
MEZZOCAVALLO: "RISOLVERO' CONFLITTO."
Frase scritta sul muro di un liceo classico di Messina:
MEZZOCAVALLO=MUSSOLINI
La gloria non era mai stata così vicina. La vittoria non era mai stata così imponente. La sua via d'uscita aveva funzionato, e le sbarre di una cella si erano trasformate in decine di sondaggi e proiezioni a suo favore. Fulvio Mezzocavallo sprofondava nella poltrona del salone più grande della sua villa romana. Sua moglie e i suoi figli erano vicini, ma non troppo. Era un momento solo suo. Le parole "
IMMUNITA' POLITICA" nella sua testa, grandi come il suo potere, erano per lui come ossigeno. Presto sarebbe dovuto andare alla sede di Grande Italia, tra la folla che festeggiava. Il televisore parlava di lui, del nuovo capo del governo. Presidente del Consiglio. Cercava di assaporare queste parole per sentirne il vero gusto, ma era difficile. Ci si doveva abituare. Aveva, del resto, tutto il tempo che gli serviva. La tv diceva: "GRANDE ITALIA ELETTA CON IL 54% DEI VOTI." Un plebiscito. Un trionfo. Una vittoria schiacciante.La tv disse che era atteso in sede di partito. Mezzocavallo trasalì. Bevve un ultimo bicchiere di champagne, poi si congedò dalla famiglia. Mentre si cambiava, chiamò Providi.
"Ce l'abbiamo fatta, Fulvio!" gridò nel rispondere.
"Ne ero sicuro."
Providi esultò. Providi cambiò discorso. "Hai sentito che ha detto di te quel cazzone alla Rai?" chiese.
Mezzocavallo provava sorrisi allo specchio. "Sì, me ne hanno parlato. Tempo una settimana e dovrà cambiare lavoro, quello stronzo figlio di troia. E non solo lui, in Rai."
Providi recepì e cambiò argomento. "Cosa devo dire ai giornalisti?"
"Digli di aprire le cosce, che il nuovo Presidente del Consiglio sta arrivando." Providi rise e fece per riattaccare. "Augusto, aspetta!"
"Ci sono."
Mezzocavallo scelse la cravatta. "Volevo solo dirti che sarai ministro."
La folla era fitta come la nebbia, le bandiere aquile tricolore. Fulvio Mezzocavallo fece ingresso in sala, si portò ai microfoni delle testate di mezzo mondo, la lista dei ministri in mano. La sua via d'uscita gli aveva spalancato le porte del pianeta intero. Era già adorato come il migliore amante che l'Italia avesse mai avuto, e odiato come la peggiore delle infezioni veneree. Ma l'odio era una forza che gli si rifrangeva addosso, una forza che tornava indietro con intensità quintuplicata.
Qualcuno dei suoi annunciò: "Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Fulvio Mezzocavallo."
Prima di iniziare a parlare sparò uno dei suoi sorrisi maxi-schermo e si abbandonò, per un attimo, al flusso inarrestabile della propria grandezza.