In un festoso locale di Trastevere annunciai alla stampa il mio ritiro dal ring. La boxe mi aveva fatto e io la abbandonavo. Ero emozianato, un pò mesto. Dovevo dire qualcosa. Forse polemizzare con la boxe per la sua violenza,
la sua pericolosità (...). Ma di tutto questo non uscì nulla. Che ero vissuto per la boxe volevo dire,
come un uomo per un ideale. Che mi era piaciuto lo sport, non i pugni. Che ero contento della popolarità,
non cercavo la fama. Che non cercavo la gloria, mi bastava l'onore. Come non cercai mai il lucro.
Mi era bastato il guadagno.(...). Pensavo che qualsiasi soddisfazione finora avuta, non valesse quella di sentire
l'inno di Mameli mentre ero lucido, attento e vedevo la bandiera alzarsi. Allora ero pronto per difendere quel tricolore.
La mia patria, anche se pugilistica (..).Avrei voluto dire tutto quello che di buono non avevo detto al pugilato in quindici anni. Tutto d'un fiato, confusamente. Prima di morire si è capaci di rivivere la vita in un soffio.
L'abbandono è anche morte. La lontanaza distrugge le immagini come il tempo.
E tutto si dimentica....
                                                                                       
Tiberio Mitri (1967)
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TERZO ANNO ONLINE!!!
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