Ci fu un giorno, uno di quelli speciali, quel tipo di giorno di cui ti resta un’immagine dai contorni definiti. Proiezione in bianco e nero sulla tela della memoria. Pennellate rapide. Trama dei ricordi, ordito delle sensazioni. Impressione. Per tutta la vita

Eravamo in due quel giorno. Io sono entrato nella stanza. Dentro c’era una figura, sottile, seduta allo scrittoio. Uno scrittoio invaso da pile di libri di matematica e filosofia. C’era marzo che riverberava. C’erano dita sottili ed uno strano modo di sorridere. C’era la luce di una sera più calda del solito. C’era la candida, dolce, illusione di vivere una vita più delicata, dopo tutto. C’era l’ingenuità delle carezze. Le variabili certezze, di cui sono capaci solamente i sogni.

Entrando ho messo a fuoco la scena. Riflesso indelebile, incisione infinita, permanente barbaglio. Fruscio sommesso, tra i silenzi di una vita. Musica.

 

Io me lo ricordo bene. E forse siamo in due. Per tutti gli altri, c’è questo sito.

Buon viaggio, buonavita.

Cristiano - Hyperion                              

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