GION UEIN CINEMASHOW

Stagione cinematografica 2003 - 2004

 

 

KILL BILL di Quentin Tarantino - voto 10

 

 

 

 

 

 

 

Start ( low-fi )

 

Nero.

Respiro affannoso.

dissolvenza-biancoenero-occhi-paura-sangue

BANG !!

 

Stop

 

Rewind

Revenge

 

Quentin Tarantino ha avuto per il cinema lo stesso effetto che ì Sex Pistols hanno avuto per il rock : riappropriarsi di una forma espressiva ormai agonizzante ( strappandola dalle mani di un sistema jurassico ) e darle nuova linfa vitale.

Proprio come i Pistols riportarono il rock nelle cantine urlando i loro slogan sulle macerie del progressive , Tarantino ha riconsegnato il cinema a chi lo ama davvero , dimostrando definitivamente che non c’è bisogno di budget miliardari per ottenere prodotti di qualità.

Ed è proprio per questo la “critica classica” non lo ama :  come può un normalissimo ex commesso di videoteca permettersi l’ardire di reinventare il cinema ?

Ma laddove  era stata la furia nichilista ( e  un manager col senso degli affari ) a dare una svolta alla storia della musica , Tarantino mette in campo l’amore e il suo smisurato genio visivo.

Perché, parlamoci chiaro, Quentin Tarantino è un genio.

E KILL BILL né è la prova schiacciante.

 

Dopo le fiammate iniziali di LE IENE  e PULP FICTION  , e il mezzo passo falso di JACKIE BROWN , è riuscito finalmente a dosare alla perfezione tutti gli ingredienti e il suo “ meltin’ pop ” cinematografico ha questa volta raggiunto la perfezione.

Perché mai come questa volta non saranno i dialoghi a lasciare il segno.

Non sarà il suo “celebrato” montaggio, anche se per Tarantino il tempo ( l’ordine ) continua ad essere un concetto di cui abusare in qualsiasi momento, e non saranno i suoi personaggi eccessivi e sopra le righe.

Saranno le immagini.

 

E se il cinema è ( soprattutto ) rappresentazione visiva ( e questo film è l’ideale per alimentare l’eterno dibattito ) KILL BILL è uno spettacolo per gli occhi.

Occhi onnivori che si ciberanno di ogni millimetro di sequenze tagliate con la precisione della Katana e cucite con la seta.

Occhi che ad ogni cambio di inquadratura sentiranno la mancanza della precedente .

 

Il ritmo è quasi intollerabile.

Saltati a piè pari slow-motion e bullet-time le coreografie di Kill Bill hanno la velocità del vento e la potenza  del fuoco.

La rappresentazione della violenza è teatrale , mai fine a se stessa.

Il sangue scorre a fiumi , ma basta un battito di ciglia per filtrarlo col  bianco e nero.

Basta intervenire su di un interruttore per trasformarlo in colore con cui disegnare arabeschi su una tela blu notte animata da ombre cinesi.

Basta lasciarsi andare con l’immaginazione per fargli assumere i contorni più rassicuranti di un anime giapponese.

 

Fino all’epilogo.

 

La sposa apre il sipario che sta per chiudersi su questo primo tempo, e la poesia si materializza davanti ai nostri occhi esausti.

I tempi dell’attesa sono diradati alla perfezione ( da oggi in poi grazie a Quentin Tarantino smetteremo di associare il classico dei SANTA ESMERALDA alla mezz’ora di divertentismo nella disco – bettola di turno) , poi finalmente il duello finale ha inizio.

 

Fino all’ultimo rivolo di sangue.

Quello che macchia la neve immacolata e che è il più realistico di tutto il film.

 

 

Gion Uein

 

 

 

 

 

 

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