 Edgar Rice Burroughs nasce nel 1875 a Chicago. Privo di un'istruzione regolare al di là delle scuole dell'obbligo, dopo aver rinunciato alla carriera militare presso la U.S. Cavalry, comincia a lavorare nella fabbrica del padre. Successivamente tenta la fortuna in numerosi mestieri: poliziotto ferroviario, minatore, cercatore d'oro, negoziante in un drug-store, venditore di temperini, venditore ambulante di dolciumi, cow-boy, contabile... a dimostrazione di una perenne insoddisfazione che era, in quegli anni, una sua caratteristica. Nel 1912 - ormai amareggiato e sull'orlo del suicidio per gli insuccessi professionali conseguiti - si cimenta, con Under the Moons of Mars, nell'avventura di scrittore di storie popolari. Neanche stavolta però l'autore è sicuro di sé, tanto che non firma il manoscritto col proprio nome, ma sceglie lo pseudonimo di Normal Bean (Tipo Qualsiasi). Il romanzo, che costituisce il primo libro della fortunata serie - composta complessivamente da undici volumi - delle avventure vissute sul pianeta Marte dal Capitano John Carter, viene serializzato in sei puntate sulla rivista All-Story, ed ottiene invece immediato successo. Tuttavia, la vera svolta, Burroughs l'avrà da un altro e ben più famoso personaggio: Tarzan, il figlio di un gentiluomo inglese allevato dalle scimmie, nel cuore della giungla africana. Sei mesi dopo la pubblicazione di Under the Moons of Mars, infatti fa la comparsa, sempre su All-Story, il suo Tarzan of the Apes, che in breve tempo diviene un clamoroso best-seller in tutto il mondo e conquista la fantasia ed il favore di un pubblico eterogeneo e di tutte le età. E l'erede di Mowgli, il «figlio dei lupi» tratteggiato da Rudyard Kipling nei suoi due Jungle Books, sarebbe presto divenuto l'eroe più famoso che abbia mai attraversato ogni genere di mezzo espressivo: l'autore gli dedicherà infatti un ciclo narrativo che, con i suoi 28 libri, tradotti in più di 50 lingue, almeno 30 films e una non precisata quantità di fumetti, telefilms e cartoni animati, rappresenterà indubbiamente la sua principale fonte di fortuna. Stimolato dall'inaspettato successo riscosso dalle sue prime opere, Burroughs continua a scrivere, e nei successivi anni Venti e Trenta riesce ad emergere come uno dei più amati ed imitati scrittori d'avventura e di fantascienza. Scrive fino agli ultimi anni di vita, collezionando sempre maggiori successi e pubblicando circa 70 libri che venderanno non meno di duecento milioni di copie in tutto il mondo, e la sua fortuna economica crescerà tanto da permettergli di fondare una propria casa editrice - la Edgar Rice Burroughs, Inc. - per la pubblicazione dei suoi scritti. Muore nel 1950 a Encino, in California, lasciando ai figli un'eredità di oltre dieci milioni di dollari. Due città - una in California e l'altra nel Texas - verranno battezzate rispettivamente «Tarzana» e «Tarzan» in onore del suo personaggio più famoso.

Burroughs fa parte della schiera degli autori d'avventura più letti nella storia della narrativa mondiale: è stato infatti il creatore di una serie di cicli narrativi fra i più amati della Letteratura di ogni tempo. E questo principalmente per il fatto che, scrivendo come parlava - e cioé in modo rozzo ma efficace, senza fronzoli, badando a rendere bene il senso di ciò che voleva dire con poche parole, tutte semplici - riusciva a stabilire con il lettore un legame straordinariamente forte e coinvolgente. L'autore ha molto contribuito allo sviluppo del filone dei «Mondi Perduti» con i suoi cicli di Pellucidar (1922-1963) - un mondo situato al centro della Terra, popolato da uomini ancora allo stadio dell'Età della Pietra, costretti a vivere sotto il giogo di un'aggressiva razza di rettili alati - di The Land that Time Forgot (1918) - ambientato su di un'isola sperduta dell'Oceano Pacifico, i cui abitanti, nel corso della loro vita, vivono ogni stadio dell'evoluzione: dall'unicellulare all'Homo Sapiens - e soprattutto di Tarzan: di romanzo in romanzo Tarzan scopre infatti «Città Perdute» a ripetizione: di Amazzoni, di antichi Romani, di Crociati, di ibridi Uomo-animale... Ma il successo riscosso in tal senso, fa spesso dimenticare che la produzione più varia di Burroughs è proprio quella fantascientifica. Oltre al già citato Ciclo Marziano - che fece la sua comparsa un po' su tutte le pulp magazines dell'epoca: da All-Story a The Blue Book Magazine, da Argosy ad Amazing Stories - Burroughs scrisse infatti almeno altri due importanti cicli di fantascienza: The Moon Maid, pubblicato in tre parti, tra il 1923 ed il 1926, su Argosy, e il Ciclo Venusiano, l'ultimo in ordine cronologico, iniziato nel 1934 su Argosy con The Pirates of Venus, e proseguito, anche su Fantastic Adventures, fino alla morte dell'autore. Narratore nato, con spiccate doti immaginative ed una predilizione per l'avventura sbrigliativa e romantica, Burroughs creò praticamente il filone dell'avventura fantascientifica ancor prima della sua nascita ufficiale. Che la sua produzione narrativa possa essere fatta rientrare, a pieno merito, nella fantascienza, ha però fatto esprimere spesso delle riserve: la sua è, in effetti, una fantascienza spesso illogica e palesemente esagerata e «non abbastanza scientifica». Le sue opere sono più vicine al romance alla Haggard che al novel scientifico, dove con romance s'intende il romanzo fantastico, avventuroso, con la bella e virtuosa principessa da salvare. D'altro canto va pure constatato che - nelle sue opere - l'autore fa ripetutamente uso di concetti teosofici, quali la "telepatia", il "viaggio astrale" e la "de-evoluzione", e che la componente fantasy ed eroica ha un ruolo dominante rispetto alla speculazione scientifica. Burroughs andrebbe quindi considerato più il creatore di un nuovo sottogenere, quello della Science Fantasy - che fonde insieme elementi barbarici e scientifici - che un vero scrittore di fantascienza. E' interessante, infine, ricordare come, andando avanti negli anni, l'autore abbia sempre più spesso fatto ricorso all'autocitazione, giustificando una storia con l'altra: Tarzan va così ad aiutare David Innes al centro della Terra, mentre Jason Gridley costruisce una radio per comunicare con John Carter su Marte e Carson Napier su Venere... Probabilmente si trattò semplicemente di un trucco per attirare i lettori delle altre serie, ma questo genere di commistioni ebbe ugualmente una forte influenza sui narratori successivi, tra i quali non possiamo non citare Philip José Farmer che, nei suoi pastiches del Ciclo di Opar, ricombinerà tra loro i personaggi più importanti della narrativa pulp dell'epoca.
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