Un nuovo Ordine un po' ... arrugginito
Recentemente è apparso su Internet il sito ufficiale di un’organizzazione che pomposamente si intitola Sovrano Imperiale Ordine Militare della Corona di Ferro del Regno Italico, la quale pretende non solo di essere la legittima continuazione dell’Ordine omonimo istituito da Napoleone, ma di essere stata convertita dallo stesso Bonaparte in un soggetto non territoriale di diritto internazionale "come l’Ordine di Malta", nonché di avere ricevuto dall’Imperatore il diritto di creare "Baroni e Conti dell’Impero".
Sul sito stesso è pubblicato un lungo scritto sulla storia del sedicente (nel senso etimologico, ovvero, "che si chiama da sé") Ordine, più che altro una fanta-storia che, a chiunque abbia elementari conoscenze della storia e del diritto, non può che sembrare "assolutamente inverosimile", per usare le parole usate dal Gran Cancelliere della Legion d’Onore nel commentare le pretese di tale organizzazione.
Poiché questa onorificenza nuova ed inedita sembra molto in voga ai giorni nostri, appare opportuno fare alcune considerazioni sulla legittimità di detto "Ordine cavalleresco" la cui posizione è stata recentemente definita da un parere del Consiglio di Stato.
Come ben noto un "…Ordine sotto la denominazione di Ordine della Corona di ferro" fu istituito da Napoleone Bonaparte quale Re d’Italia con il Terzo Satuto Costituzionale del 5 giugno del 1805, con lo scopo di ".. assicurare con dei contrassegni di onore una degna ricompensa ai servizi resi alla Corona tanto nella carriera delle Armi, che in quella dell'Amministrazione, della Magistratura, delle Lettere, e delle Arti." come enunciato dall’art. LIX dell’atto costitutivo qui riportato. Come ben si vede, si trattava di un ordine di merito, chiaramente statale e non dinastico, il cui Gran Magistero si sarebbe dovuto trasmettere ai successori di Napoleone sul trono d'Italia (art. LXI).
Tale Ordine era diviso in tre classi, la prima composta in origine da 20 Dignitari, la seconda da 100 Commendatori e quella dei Cavalieri da 500 membri, i cui ranghi furono successivamente ampliati fino a comprendere 35 Dignitari, 150 Commendatori ed 800 Cavalieri.

I ruoli completi dell’Ordine dalla fondazione fino al crollo del Regno d’Italia sono riprodotti, assieme agli elenchi di tutti i titolati napoleonici nel fondamentale Insegne e Simboli di Giacomo Carlo Bascapè e Marcello Del Piazzo, edito a Roma nel 1983, opera monumentale che costituisce la più completa fonte sulla legislazione nobiliare e cavalleresca bonapartiana.
Successivamente con il VII Statuto Costituzionale del 21 settembre 1808 Napoleone riprodusse nel Regno Italico il complesso sistema di titoli e ricompense che aveva già emanato in Francia (decreti sui titoli e maggioraschi del marzo 1808), e con l’art. 12 stabilì che "I Dignitari, i Commendatori ed i Cavalieri dell'Ordine della Corona di Ferro potranno trasmettere il titolo di Cavaliere alla loro discendenza diretta e legittima, naturale o adottiva, per ordine di primogenitura, presentandosi davanti al Guardasigilli al fine di ottenere le Nostre lettere patenti, e giustificando una rendita netta di 3000 lire", così come già aveva stabilito con per gli insigniti della Legion d'Onore.
Gli insigniti della Corona di Ferro avevano cioè il diritto di usare la qualifica personale di Cavaliere nonché lo jus petendi, il diritto di chiedere tramite il Guardasigilli un vero e proprio titolo trasmissibile del Regno Italico, che veniva concesso dall’Imperatore con delle lettere patenti.
E' appena il caso di notare che una cosa erano i Dignitari della Corona di Ferro, tutt'altra cosa erano invece i Grandi Dignitari dell'Impero ossia, il Grande Elettore (Giuseppe Bonaparte), l’Arcicancelliere dell’Impero (Cambacérès, poi Eugenio di Beauharnais nel 1805), l’Arcitresoriere (Lebrun), il Gran Connestabile (Luigi Bonaparte) ed il Grand’Ammiraglio (Murat dopo il 1805). Successivamente, divenuti Re i due Bonaparte, furono create nel 1807 le dignità di Vice Grande Elettore (Talleyrand) e Vice Connestabile (Berthier), nel 1808 quella di Governatore generale dei dipartimenti transalpini (Borghese) e nel 1810 quella di Governatore generale dei dipartimenti di Olanda (Lebrun). Solo i Grandi Dignitari dell'Impero ricevettero il titolo di Principe ed il trattamento di Altezza.
Da un elenco dei titolati napoleonici
conservato all’Archivio di Stato di Milano risulta che furono rilasciate solo
due lettere patenti per il titolo di Cavaliere del Regno, in favore
rispettivamente di Brivio, della Congregazione di Carità di Milano, e
Paltrinieri, Primo Presidente della Corte Civile e Criminale del
Mincio.
Infatti, da una rapida lettura dell’Elenco
Storico della Nobiltà Italiana edito dal Sovrano Militare Ordine di
Malta sulla base degli elenchi ufficiali e del Libro d’Oro della Nobiltà del
Regno d’Italia, non risulta che alcuna famiglia italiana abbia ottenuto il
riconoscimento di Cavaliere del Regno Italico.
Del resto bisogna considerare da
un lato che 3000 lire di rendita annua erano una somma notevole, dall’altro che
quanti potevano vantare un simile patrimonio spesso erano stati insigniti di
titoli superiori da napoleone stesso.
Tramontata la grande epopea napoleonica, venuto meno il Regno d’Italia cessarono ovviamente i conferimenti dell’Ordine della Corona di Ferro ed infatti nessuna pubblicazione di storia o di ordini cavallereschi ha mai sostenuto in passato la sopravvivenza di un’istituzione che -per la propria natura di onorificenza statale- non poteva continuare ad esistere dopo la scomparsa del Regno d’Italia.
I sostenitori dell’attuale Ordine affermano, senza offrirne alcuna prova che "...il 4 aprile 1814, due giorni prima della sua abdicazione a Fontainebleau, Napoleone, allora a tutti gli effetti imperatore dei Francesi e Re d'Italia, comunicava al Gran Cancelliere della Corona di Ferro che intendeva trasformare quest'Ordine da cavalleresco-nobiliare in ORDINE SOVRANO, trasferendogli, per il periodo della sua previsibile forzata assenza, la Fons Honorum del Regno d'Italia riguardo la nomina dei Cavalieri dell'Impero e l’elaborazione dei loro stemmi nobiliari, e perché fosse il custode dei diritti araldico-nobiliari del Regno d'Italia nei probabili mesi di sconvolgimento politico che sarebbero seguiti alla sua abdicazione".
Questo assunto, che come detto non trova conforto in alcuna prova documentale autentica, contiene non pochi errori. Innanzitutto Napoleone in tale data non era più Imperatore dei Francesi, poiché il Senato di Parigi lo aveva dichiarato tiranno e lo aveva proclamato decaduto con tutta la sua stirpe dal trono di Francia.
Che l’Ordine della Corona di Ferro avesse natura
"cavalleresco-nobiliare" non è vero, la nobiltà non era né requisito per
l’ammissione né conseguenza della stessa, giacché la nomina a Cavaliere della
Corona di Ferro non dava propriamente la
nobiltà.
Si può notare poi, su in piano
linguistico, che la fons honorum non è un bene materiale ma una qualità
personale, che pertanto Napoleone ERA fons
honorum. Lo jus honorum -come ben noto- è un
diritto indisponibile derivante dal
godimento della Sovranità: anche volendo Napoleone non avrebbe potuto
validamente alienarlo a terzi.
Il concetto di "Ordine
Sovrano" è moderno e comincia a farsi strada dopo il Concilio di Vienna per
indicare la particolare posizione giuridica dell’Ordine di Malta: Napoleone a causa del proprio retaggio culturale di certo non poteva avere in mente un’idea simile.
Infine
non si vede perché avrebbe dovuto concedere ad un Ordine italiano la facoltà di
nominare Cavalieri dell’Impero francese.
Secondo gli stessi responsabili del moderno "Ordine" Napoleone avrebbe nuovamente confermato questo suo proposito il 20 novembre 1814, dall’Isola d’Elba in cui era stato confinato, conferendo al Generale Conte Achille Fontanelli il "..Gran Cancellierato dell'Ordine col titolo di Bali in sostituzione del Gran Cancelliere, Conte Marescalchi..." e confermando "..in quanto sovrano in carica, lo status di Ordine Sovrano all'Ordine della Corona di Ferro, trasmettendogli per il momento anche la fons honorum per la nomina dei Baroni e Conti del Regno d'Italia a lui già appartenente ed al momento vacante".
Caso strano, di questa nomina non si trova menzione in nessuna delle biografie riguardanti il Marchese Fontanelli. E’ evidente, però, che in tale data Napoleone non poteva più disporre dell’Ordine in questione poiché l'11 aprile 1814 con il Trattato di Fontainebleau egli aveva formalmente rinunciato ai troni di Francia e Italia "per sé ed i suoi discendenti" e tale rinuncia era stata ratificata da Inghilterra, Austria e Francia. Peraltro se l’Ordine era già sovrano era per conseguenza divenuto già indipendente da Napoleone che quindi non ne poteva più validamente disporre.
Che motivo avesse poi Napoleone di inventarsi dal nulla il nuovo titolo di "Balì" rimane un bel mistero, che certo non contribuisce a rendere credibile e verosimile la tesi dei "revivalisti".
Infine durante i "Cento Giorni" Napoleone con atto dato a Parigi il 13 maggio 1815 avrebbe confermato "...all'Ordine della Corona di Ferro, per il malaugurato caso di una sua eventuale sconfitta e di una nuova abdicazione, il privilegio di essere per il futuro un ORDINE SOVRANO agente come uno STATO AUTONOMO PRIVO DI TERRITORIO (sull'esempio dell'Ordine di Malta, che curiosamente proprio Napoleone nel 1798 aveva privato del possedimento dell'isola), ed al suo Gran Cancelliere di amministrare in sua vece l'Ordine Sovrano e di poter ampiamente legiferare in materia di nobiltà napoleonica, anche feudale come erede dei suoi diritti sul Regno Italico".
L’autore della frase surriportata non
ci dice -per dimenticanza o volontaria omissione, chissà?- che in quel periodo Napoleone non era ritornato affatto Re
d’Italia, per le cui terre invece scorrazzava, di rosa vestito come suo solito, il Re delle Due Sicilie Gioachino Murat
che tentò di unificare il paese sotto la propria Corona ma invano, venendo
costretto alla resa il 20 maggio con la capitolazione di
Casalanza.
Peraltro pure di tal privilegio del 13 maggio
non abbiamo alcuna traccia e della sua esistenza ci sia permesso di dubitare, infatti non se ne
trova traccia fra le carte ufficiali di quel periodo, conservate agli Archivi
Nazionali di Francia, serie A F 4.
Il riferimento alle
prerogative feudali, poi, non può che sorprendere ed aumenta i dubbi, visto che la
feudalità era stata abolita dalla Rivoluzione, come confermato da Napoleone
stesso a Lione il 13 marzo 1815 con un decreto "Abolissant la Noblesse Feodale et les titres feodaux ne
reconnaissant d'autres titres que ceux de l'Empire".
Secondo gli autori del dissennato saggio sulla continuità del presente Ordine, dopo la morte di Napoleone il nuovo Gran Cancelliere Marchese Fontanelli avrebbe retto il Magistero da Modena, stranamente senza incontrare alcuna resistenza da parte dei restaurati Sovrani d’Austria-Este, e dopo di lui nel 1837 "…resse l'Ordine come Gran Cancelliere uno dei Cavalieri creati da Napoleone il 5/7/1809, giorno della battaglia di Wagram: il "Chef de Bataillon" Amedeo Barberi, Conte di Branzola, Consignore di Cantogno, Conte Palatino del S.R.I., Nobile in Villafranca Sabauda".
Dal citato elenco del Bascapè non risulta alcuna concessione della Corona di Ferro in tale data. Peraltro il nome di Amedeo Barberi di Branzola non figura sotto alcun’altra data nei ruoli pubblicati dal Bascapè, il che ci sorprende alquanto.
Infine dopo il Conte di Branzola nuovo Gran Cancelliere sarebbe stato "il Bali Gran Dignitario di Giustizia Jean Benoit Michel, 15° Principe di Saint Etienne, un nizzardo, Ufficiale medico e Chirurgo Maggiore di 1a Classe dell'esercito sardo".
Chi era dunque costui??? In una precedente
versione cartacea di questa fanta-storia dell’Ordine egli era più modestamente
indicato come "Nobile Maggiore Giovanni Benedetto Michele
Levesi". Certo non ebbe la Corona di Ferro da Napoleone, ché il suo
nome non compare nei ruoli dell’Ordine. Né gli elenchi ufficiali né il Libro d’Oro della Nobiltà del Regno
d’Italia riportano una famiglia Levesi con il titolo di Principe di Santo
Stefano, e tanto meno l’Elenco Storico Nobiliare edito dal S.M.
Ordine di Malta. Forse egli era di origine francese, ma le più note opere ed
elenchi francesi tacciono questo nome. Ciò è alquanto strano. Se egli nel 1857
era il 15° Principe di Saint-Etienne, dobbiamo dedurre che il titolo sia stato
concesso (calcolando un secolo ogni tre generazioni) attorno al 1460: possibile che un così antico titolo principesco sia potuto
passare inosservato????
Di lui sappiamo solo che, secondo quanto
riportato nel sito, "il Re Vittorio Emanuele II lo nominò Cavaliere
del nuovo Ordine della Corona d'Italia il 30-12-1868. La città di Nizza gli
intestò una via lungo la Promenade des Anglais, accanto alla sede dell'Ordine;
la vicina città di La Trinité il viale d'accesso al
Duomo". Dal diploma di nomina, che si conserva all'Archivio Storico dell'Ordine Mauriziano a Torino e nel quale non figurano titoli nobiliari, non si desume affatto che la Corona d’Italia gli sia stata concessa in quanto reggitore pro-tempore di un
sedicente ordine cavalleresco che peraltro non fu mai riconosciuto dal Regno
d’Italia, né a questo titolo gli furono dedicate le due strade in Francia: quella di Nizza si
intitola "Rue du Docteur
Levesi", senza alcun titolo principesco, e lo stesso alla
Trinité.
Cosa ne sia stato di questo Ordine dopo la luogotenenza del Levesi non ci viene detto, né del resto cambierebbe alcunché.
Sappiamo che negli anni ’50 operava in Italia un finto Ordine della Corona di Ferro, che fu incluso nel 1953 dalla Farnesina fra le onorificenze abusive: non sappiamo se vi sia un nesso con l’organizzazione attiva ai giorni nostri, probabilmente si tratta di una semplice omonimia.
E’ a metà degli anni ’90 che fa la sua comparizione l’attuale organizzazione, che si picca di essere stata riconosciuta come legittimo ordine cavalleresco dalla Repubblica Francese. A tal proposito ci sembra interessante soffermarci su alcune notizie riassunte in un breve scrito pubblicato sul sito dell’Ordine stesso, che noi riportiamo in colore rosso:
I - Caduto il 2° Impero l’Ordine venne riconosciuto legalmente dalla Repubblica Francese come Ordine storico del Regno d’Italia Napoleonico (legge 1-7-1901), con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale editrice delle leggi dello Stato (Journal Officiel n. 230-25, pag. 2775, repertorio n.81).
II - Il suo status di Ordine Sovrano ed il potere come tale di conferire titoli nobiliari anche poggianti su predicati dell’ex Regno Italico è stato oggetto nel settembre 1998 di riconoscimento particolare (ex art. 5 legge 16-8-1961) da parte dello Stato con nuova registrazione alla Prefettura delle Alpi Marittime (dossier 2/21055).
La legge 1-7-1901 non riguarda affatto gli ordini cavallereschi, che rientrano invece nella competenza esclusiva della Cancelleria della Legion d’Onore. Al contrario essa, intitolata "del contratto di associazione" , assieme al successivo decreto 16-8-1901 disciplina il ben diverso fenomeno giuridico dell’associazionismo privato, e prevede la possibilità di far conseguire una "soggettività giuridica attenuata" a tale tipo di privata iniziativa tramite una semplice dichiarazione alla Prefettura competente per territorio, e ciò senza che tale pubblica amministrazione possa sindacare nel merito i fini dell’associazione ("L'Administration ne peut s'opposer à la création d'une association, ni à la publication d'un extrait de ses statuts au Journal officiel".)
Il cosiddetto "riconoscimento" non è degli anni successivi alla "caduta del secondo Impero" come l’autore del testo vuol farci credere, ma molto più recente. L’avviso pubblicato sul Journal Officiel des Associations è riassunto nella maniera seguente:
ASSOCIATION HISTORIQUE DE L'ORDRE DE LA
COURONNE DE FER.
ASSOCIATION HISTORIQUE DE L’ORDRE DE LA COURONNE DE FER.
Objet : recherche historique sur l’ancien
ordre napoléonien de la couronne de fer et sur l’ancien royaume
d’Italie 1805-1814.
Siège social : 8, rue
Rossini, 06000 Nice.
Date de la déclaration : 27
mai
1998.
La cosa, come si vede è ben diversa. Per la Repubblica Francese esiste solo una privata associazione culturale, soggetto di diritto dal 27 maggio 1998. Quanto poi alla legge 16-8-1961 essa non esiste affatto, il che ci fa pensare che si tratti di un semplice errore materiale dell’autore, che infatti altrove parla di decreto legge 16-8-1901.
Ugualmente soggette a comunicazione alla Prefettura (il Capo del Governo non c’entra nulla) sono le eventuali modifiche statutarie che -giova ripetere- non possono essere oggetto di sindacato di merito da parte della p.a. che si limita a prenderne atto.
III - Per l’art.2 del Decreto Legge del 12-4-1939 il Presidente della Repubblica Francese rinunciava al diritto di poter eventualmente sciogliere l’Ordine in Francia.
Ancora una volta questo non è vero. Il decreto legge in questione, che è stato abrogato dalla Legge 9-10-1981, proibiva agli stranieri stabiliti in Francia di riunirsi in associazione. Venuta meno tale norma, oggi gli stranieri possono formare solo associazioni sportive, religiose, di genitori di alunni, o di conduttori di immobili corrispondenti alla loro identità culturale. Come si vede, nulla centra con il caso di specie.
IV - Tutti gli atti pubblici e privati compiuti dall’Ordine a norma dei propri Statuti ed ai sensi della Legge 1-7-1901, sono riconosciuti validi dalla Repubblica Francese ai sensi della legge 48-1001 del 23-6-1948.
E’ inesatto, invero con la legge 23-6-1948 è stata creata una figura che sta a metà strada fra l’associazione non riconosciuta e quella che ha conseguito la piena personalità giuridica con il riconoscimento. Si tratta di un’associazione a capacità ridotta e limitata a ricevere modiche donazioni e ad acquistare e gestire beni in proprietà.
V - La legge 81-909 del 9-10-1981
Ancora un altro errore, la legge in questione non è dettata espressamente e specificamente per il sedicente Ordine, ma prevede per tutte le associazioni la possibilità di stabilire la propria sede all’estero, previa comunicazione alla Prefettura.
La Cancelleria della Legion d’Onore, che è l'unico organo competente in Francia per tali questioni, ha più volte confermato "l’assenza di qualsiasi tipo di «riconoscimento» di questo sedicente Ordine da parte della Repubblica Francese, a cui comunque si opporrebbero gli articoli R. 160, R. 161, R. 172 e R. 173 del Code de la Légion d’Honneur et de la Médaille militaire".
In particolare recita l’articolo R. 160: "Si dichiara che qualsiasi decorazione straniera, qualunque denominazione abbia, che non sia stata conferita da una potenza sovrana è ottenuta illegalmente ed abusivamente".
Non diversa è la posizione giuridica del sedicente Ordine della Corona di Ferro nell’ordinamento italiano. Né il Ducato di Modena e Reggio, né il Regno di Sardegna, né poi il Regno d'Italia riconobbero mai l'esistenza di questo Ordine. Il Regno di Sardegna si preoccupò solo di regolamentare l'uso delle insegne conferite da Napoleone durante il periodo del suo regno effettivo, mentre il Regno d'Italia -nella normativa nobiliare- si limitò ad ammettere il riconoscimento dei titoli concessi da Napoleone e dal solo Gioacchino Murat durante il loro regno effettivo, a condizione che fosse stato costituito il prescritto maggiorasco.
La situazione non è diversa ai nostri giorni, sotto il vigore della Legge 178/51 che regola la materia, occupandosi in particolare agli articoli 7 e 8 dei cosiddetti "ordini non nazionali".
Come precisato dal Marchese Prof. Aldo Pezzana Capranica del Grillo (Rivista Araldica 1962, pp.155 e segg.) ciò che è decisivo per qualificare un Ordine come non nazionale, è che esso "sia riconosciuto come Ordine Cavalleresco da un ordinamento giuridico diverso da quello dello Stato italiano, e cioè o dall'ordinamento di uno Stato estero o da quello della Chiesa cattolica o dal diritto internazionale [per l'Ordine di Malta] ". Tale principio fu poi ribadito dal Consiglio di Stato, sez. I, nel suo parere del 26 novembre 1981, n. 1869.
Dapprincipio il Ministero degli Affari Esteri è stato molto rigido nell’applicare tale norma, contrariamente alla magistratura civile e penale che -in alcuni casi- ha commesso clamorosi errori giudicando sulla legittimità di alcuni falsi ordini. In particolare negli anni immediatamente successivi il citato Ministero diffuse un elenco di organizzazioni considerate "falsi ordini" e come tali perseguibili ai sensi dell'art. 8 della citata legge. Fra questi era indicato un "Ordine della Corona di Ferro".
Successivamente il Ministero nella nota n.022/363 del 29 luglio 1999, ha individuato le seguenti categorie: 1) Ordini nazionali di Stati esteri, ossia facenti parte del patrimonio araldico di una Nazione; 2) Ordini Pontifici, ossia di emanazione del Sommo Pontefice; 3) Ordini dinastici, nei quali il Gran Magistero è ereditario in una famiglia attualmente regnante: l'uso delle relative onoreficenze è autorizzabile in quanto Ordini non nazionali; 4) Ordini dinastici non nazionali nei quali il Gran Magistero è ereditario in una famiglia ex sovrana; 5) Ordini sovrani, nei quali la sovranità deriva o da antichi possedimenti con carattere di sovranità o dall'avvenuto riconoscimento da parte di Sovrani o di Pontefici: l'uso delle relative onoreficenze è autorizzabile qualora vi sia la prova della già esistente sovranità territoriale o quando tale sovranità sia stata riconosciuta da Re, Imperatori o Sovrani Pontefici, e che possano dimostrare una continuità conforme al proprio ordinamento; 6) Ordini Magistrali il cui Gran Maestro non discende da famiglia ex sovrana, ovvero nei quali il Gran Magistero è elettivo e non ereditario: le onoreficenze di tali Ordini sono autorizzabili solo nel caso che tali Ordini abbiano avuto un riconoscimento da almeno uno Stato estero (purchè non esistano espresse norme in contrario o ragioni politiche lo sconsiglino) e pertanto, possano rientrare nell'ampio concetto di Ordini non nazionali; in caso contrario tali Ordini sono da considerare mere Associazioni di diritto privato che, nell'ipotesi in cui conferiscano onoreficenze, decorazioni o distinzioni cavalleresche, possono essere sanzionate ai sensi dell'art.8 della legge 178/51
Dai principi di massima contenuti nella suesposta nota, che peraltro non ha carattere definitivo, appare chiaro come l'Ordine della Corona di Ferro non rientri in nessuna di tali categorie: non è Ordine sovrano, come solo è l'Ordine di Malta, perché non ebbe mai effettiva sovranità territoriale né fu riconosciuto come tale; nemmeno è Ordine magistrale, categoria peraltro molto vaga e discutibile.
Tuttavia con successiva nota n.022/713 del 13 dicembre 1999, il Ministero degli Affari Esteri elencò alcuni Ordini per i quali il Ministero riteneva teoricamente concedibile l'autorizzazione all'uso delle relative onoreficenze. Tra questi vi era il "Sovrano Imperiale Ordine Militare della Corona di Ferro" ed infatti si sa che dal luglio 1999 furono rilasciati alcuni decreti di autorizzazione.
Il Ministero ai primi che -sorpresi- chiedevano delucidazioni si accontentava di argomentare che il cosiddetto Ordine era stato riconosciuto dal Ministero degli Esteri della Repubblica Francese e che la serie ininterrotta dei suoi dirigenti era stata sufficientemente dimostrata. Si è trattato però di una leggerezza, attesa la mancanza di riconoscimento dell'Ordine della Corona di Ferro da parte della Francia. La Farnesina poi, nuovamente interpellata sull’argomento all'inizio dell'anno 2001, ha fatto sapere che la posizione di tale organizzazione era oggetto di indagine.
La situazione relativa all'Ordine della Corona di Ferro è significativamente mutata in seguito al parere del Consiglio di Stato dell'11 luglio 2001, n. 813 reso in seguito al quesito n. 022/6280 del 12 giugno 2001 con cui il Ministero degli Affari Esteri - Cerimoniale Diplomatico della Repubblica - aveva chiesto l'opinione del Consiglio di Stato circa la possibilità di autorizzare l'uso di distinzioni cavalleresche del Sovrano Imperiale Ordine Militare della Corona di Ferro.
Infatti sebbene il Ministero degli Esteri si fosse a suo tempo avvalso di una copiosa documentazione posta a disposizione dall'Ordine e di un parere storico - giuridico predisposto dal Dipartimento di diritto privato dell'Università di Pisa, le segnalazioni e le conseguenti ricerche effettuate avevano indotto, nei dirigenti la Farnesina, il sospetto che la continuità dell'ordine fosse stata arbitrariamente ricostruita tanto più che essi avevano appreso come "nell'ambiente degli studiosi di araldica l'ordine sia considerato illegittimo".
Purtroppo non viene specificato a quale titolo l'Ordine era stato riconosciuto dal Ministero. Tuttavia alla pagina 2 del parere, si fa riferimento all'attuale Gran Cancelliere il cui cognome è Levesi (e non Levesi di Saint Etienne come egli sosterrebbe) e la cui discendenza nobiliare sarebbe stata messa in discussione da una lettera inviata al Ministero da un membro dell'ordine medesimo. Sorge il dubbio, dunque, che l'Ordine della Corona di Ferro sia stato a suo tempo riconosciuto ed autorizzato quale ordine dinastico..... !
Ad ogni modo, il giudice amministrativo, richiamato il quadro normativo che disciplina la materia delle autorizzazioni all'uso di onorificenze non statuali ex art. 7 della legge n. 178 del 1951 onde identificare i presupposti che devono ricorrere perché possa essere concesso il relativo decreto ministeriale, ha concluso circa la mancanza in capo al sedicente Ordine della Corona di Ferro dei requisiti previsti dalla legge. Di conseguenza il Ministero degli Esteri è stato invitato ad astenersi "...dal rilasciare ulteriori autorizzazioni [...] nelle more degli eventuali approfondimenti eventualmente ritenuti necessari anche in vista dell'esercizio dei poteri di autotutela...".
Tuttavia, stante la mancanza di riconoscimento da parte di uno stato estero e la carenza di propria sovranità, come è possibile che nel 1999 la Farnesina e l'Università di Pisa siano stati tratti così magistralmente in errore? L'Ordine della Corona di Ferro fu forse riconosciuto come ordine dinastico della famiglia Levesi (di Saint Etienne) cui apparterrebbe l'attuale Gran Cancelliere?
In seguito alla emanazione del sudetto parere del Consiglio di Stato e dopo un primo avviso di procedimento di revoca dei decreti di autorizzazione all'uso da parte dell’Ufficio Cerimoniale del Ministero degli Affari Esteri del 17 giugno 2002, il Ministero ha deciso di sospendere l'emanazione di altre autorizzazioni ed avviato un'istruttoria che, a quanto se ne sa, non è ancora conclusa.
Secondo fonti vicine al sedicente Ordine della Corona di Ferro, il Ministero degli Affati Esteri starebbe ancora esaminando circa 300 documenti storici, notarili e legali, che dovrebbero comprovare la legittimità dell’Ordine e la regolare successione dei Gran Cancellieri dal 1814 ad oggi; documenti forniti al Ministero degli Affari Esteri dal Professor Avvocato Paolo Stella-Richter, legale dell’Ordine a Roma, a suo tempo non richiesti e perciò non in possesso del Consiglio di Stato, che pertanto si sarebbe espresso "al buio".
Intanto i responsabili della Corona di Ferro sarebbero riusciti a far riconoscere l’Ordine della Corona di Ferro quale "Stato Sovrano, soggetto di diritto internazionale, dai governi della Repubblica Democratica del Congo, Repubblica della Liberia, Repubblica Democratica di Sao Tomé e Principe, con diritto di legazione attiva e passiva e scambio di Ambasciatori fra i suddetti Stati". E' tuttavia evidente che tali riconoscimenti, il cui contenuto non è peraltro noto, non hanno alcun valore costitutivo e non sono in grado di dare una legittimità storica a chi no ce l'ha.
Infine va smentita la diceria, diffusa tramite Internet, secondo cui l'odierna ricostituzione dell'Ordine della Corona di Ferro sarebbe stata riconosciuta dal Sovrano Militare Ordine di Malta, con "scambio di decorazioni ad altissimi livelli".
Al termine di queste brevi riflessioni alcuni punti dovrebbero essere chiari:
1) Non è storicamente provata la continuazione dell'Ordine dopo il
trattato di Fontainebleau, né -se anche tale continuazione vi fu veramente- che
ciò avvenne conformemente al diritto.
2) L'Ordine non gode né ha mai goduto alcuna forma di effettiva sovranità e non possiede i requisiti per essere considerato uno stato sovrano. Pertanto non può validamente concedere titoli né altre forme di onorificenze cavalleresche o nobiliari.
3) L'Ordine non fu riconosciuto né dal Ducato di Modena e
Reggio, né dal Regno di Sardegna, né dal Regno d'Italia, né furono riconosciuti i titoli nobiliari eventualmente concessi dall'Ordine.
4) Per la Repubblica Francese esso non è un ordine cavalleresco ma una mera privata associazione e non può legittimamente concedere decorazioni sul territorio francese.
5) L'Ordine non è riconosciuto in Italia come legittimo ordine cavalleresco e pertante la concessione e l'uso delle sue insegne cavalleresche sono perseguibili penalmente ai sensi degli artt. 7 e 8 della legge 3 marzo 1951, n. 178.
Ognuno a questo punto è libero di trarre le proprie conclusioni sull'intera vicenda e sull'opportunità o meno di accettare le onorificenze concesse dall'Ordine della Corona di Ferro.
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