Definizione

Malattia infiammatoria cronica sistemica con prevalente coinvolgimento articolare caratterizzato da sinovite erosiva

      

Caratteristiche cliniche

  • Il principale organo bersaglio è la sinovia articolare, ma anche le strutture articolari (borse, legamenti etc.).

  • Nella maggior parte dei casi è associata alla presenza nel siero dei pazienti di fattori reumatoidi (anticorpi rivolti contro il frammento Fc delle IgG).

  • La sinovite comporta erosioni della cartilagine articolare e dell’osso marginale, con conseguente distruzione dell’articolazione.

  • Sono comuni le manifestazioni extraarticolari, la maggior parte delle quali  legata alla sierosite, alla formazione di granulomi oppure a fenomeni vasculitici.

   

Storia. Il termine Artrite Reumatoide è stato utilizzato per la prima volta nel 1859 da Garrod e coll. Nel corso del tempo tale termine ha assunto significati in parte differenti. Per esempio nel 1922 comprendeva le sole poliartriti infiammatorie mentre nel 1958 anche le artropatie sieronegative (come ad es. l’artrite psoriasica). Si tratta in effetti di un termine relativamente nuovo. Non è perfettamente chiaro se tale entità sia esistita nel passato, magari identificato con una terminologia differente. Snorrason e coll. hanno ipotizzato che l’artrite reumatoide potrebbe, dopo tutto, essere realmente una patologia nuova in quanto non esistono descrizioni convincenti di essa prima del 1800, o possibilmente prima della fine del 17° secolo. A ciò si contrappone la scoperta di scheletri nel nuovo mondo, risalenti a 3000-5000 anni fa con lesioni che richiamano l’artrite reumatoide. E’ stato suggerito che, come la sifilide, l’artrite reumatoide potrebbe avere attraversato l’atlantico dopo il 1492. Questa possibilità non è solamente storica, ma anche epidemiologica in quanto rilancia la possibilità di un coinvolgimento di uno o più fattori ambientali. Sono stati condotti parecchi tentativi di stimare “l’età dell’artrite reumatoide” attraverso l’attenta valutazione della letteratura medica del passato, le arti figurative ed i reperti patologici. Utilizzando tali metodiche si è stabilito, senza dubbio, che la spondilite anchilosante, la gotta e la osteoatrosi esistono da parecchie centinaia di anni.

  

Fattori genetici

Il complesso maggiore di istocompatibilità (MHC) nel braccio corto del cromosoma 6 umano (6p) codifica per gli antigeni di istocompatibilità di classe I e classe II
L’elevato grado di diversità allelica del MHC rappresenta l’elemento determinante per la variabilità delle risposte immunitarie cellulo-mediate
L’interazione tra peptidi antigenici e le molecole MHC a livello di una sorta di fenditura di queste ultime rappresenta un elemento cruciale per il controllo genetico della risposta immunitaria. Un inserimento adeguato in questa tasca molecolare rappresenta l’elemento determinante  per una efficace presentazione antigenica al T linfocita
Le molecole MHC di classe II associate con l’artrite reumatoide hanno in comune geni HLA-DRB1 che condividono una sequenza di aminoacidi in posizione 67-74; le sequenze LLEQRRAA oppure LLEQKRAA costituiscono l’epitopo condiviso o epitopo RA
Gli alleli DRB1 *04 (DR4) che presentano “l’epitopo condiviso” sono markers di suscettibilità a forme particolarmente severe di artrite reumatoide; comunque l’uso prospettico di questi indicatori prognostici richiede una ulteriore conferma

      

Patogenesi dell'Artrite Reumatoide

                       

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Andamento clinico

L’artrite reumatoide potrebbe essere suddivisa in: iniziale, progressiva o tardiva
L’esordio potrebbe essere acuto, aggressivo, graduale oppure insidioso
L’evoluzione potrebbe essere autolimitante, episodica o progressiva (aggressiva)

   

Segni e sintomi di Artrite Reumatoide

Le articolazioni più colpite sono le metacarpo-falangee, le interfalangee prossimali  e le articolazioni del polso. Già nei primi mesi dall’esordio è evidente alla Risonanza Magnetica Nucleare la presenza di panno sinoviale iperplastico; con il progredire della malattia la sinovite reumatoide progressivamente distrugge cartilagini e capsule articolari per l'azione degli enzimi litici prodotti dall’aumento della pressione intraarticolare, dello stiramento e dal sovraccarico funzionale dei legamenti. L’ipotrofia e la fibrosi dei muscoli interossei e lombricali conferiscono alle dita l’aspetto caratteristico a “cucchiaio”; mentre l’accorciamento e la contrattura dei muscoli intrinseci è responsabile dell’aspetto “ a collo di cigno”. Lo stiramento o il disinserimento del tendine estensore delle dita a livello dell’interfalangea prossimale può determinare un atteggiamento in flessione della stessa articolazione con iperestensione dell’interfalangea distale (deformità a “bouttoniere”). Il rigonfiamento delle articolazioni interfalangee prossimali che determina l’aspetto fusiforme o allungato delle dita è uno dei segni più precoci e più comuni. I polsi sono coinvolti nell’AR e spesso mediante la palpazione si rileva la presenza della membrana sinoviale edematosa, soprattutto sopra lo stiloide ulnare. La perdita del movimento del polso sia in flessione che in estensione, di solito avviene per gradi. Il nervo mediano sulla faccia volare spesso viene compresso dalla proliferazione della membrana sinoviale, provocando la Sindrome del Tunnel Carpale. Il paziente avverte parestesie e dolore al pollice, al II e III dito ed alla superficie radiale del IV dito. Il dolore si esacerba durante la notte e può essere provocato dalla manovra di Phalen (dolore e parestesie lungo la distribuzione del nervo mediano quando le mani sono poste in flessione forzata per 30-60 sec). L’interessamento delle articolazioni gleno-omerali, acromioclavicolare e toraco-scapolare  in corso di AR è relativamente frequente e si manifesta soprattutto nelle fasi avanzate. La flogosi porta all’indebolimento ed alla rottura della cuffia dei rotatori. Conseguenza del danno capsulare è la sublussazione superiore della spalla sotto carico e la riduzione della forza dell’arto superiore. I sintomi tipici consistono nella limitazione dei movimenti e dolorabilità alla compressione al di sotto e lateralmente al processo coracoide. Il coinvolgimento infiammatorio del ginocchio si rende evidente quando la quantità di liquido intraarticolare supera i 5 ml. Tra le prime manifestazioni di coinvolgimento del ginocchio si annovera l’impossibilità di estendere la gamba sulla coscia. La semiflessione e il versamento portano ad un incremento della pressione intraarticolare; ciò può portare all’estroflessione della sinovia posteriore nel cavo popliteo, con formazione di pseudocisti poplitee (pseudocisti poplitee di Baker), che possono dare compressione venosa e quindi edemi declivi, raramente si può avere la loro rottura con un quadro clinico tipo tromboflebite acuta . Nel 20% dei pazienti si può avere coinvolgimento dell’articolazione crico-aritenoidea che si manifesta con cambiamento del timbro della voce, disfagia e dolore alla regione anteriore del collo. L’improvvisa insorgenza di rumore respiratorio aspro ad elevata tonalità e dispnea in pazienti affetti da AR va considerata un’emergenza. L’interessamento dei gomiti è precoce. La sinovite proliferativa nei gomiti spesso causa la contrattura in flessione, è menomato il movimento di supinazione della mano. Al rachide l’AR può colpire l’articolazione atlanto-occipitale. Il dolore e la rigidità del collo sono frequenti, il processo reumatoide può portare all’erosione dell’osso e dei legamenti del rachide cervicale. Nel 30% dei casi si può riscontrare la sub-lussazione dell’atlante (C1 su C2). La presenza di dolore alla regione inguinale lateralmente alla natica o al tratto lombosacrale fa supporre il coinvolgimento delle anche. La scarsa distensibilità della capsula articolare delle anche può provocare un forte dolore qualora si formi versamento. Il coinvolgimento dei piedi è relativamente frequente, le sedi più coinvolte sono le metatarsofalangee. La sublussazione plantare delle teste metatarsali spesso con deformità delle dita dei piedi caratterizzate da deviazione dorsale e valgismo, causa dolore alla deambulazione e difficoltà a calzare le scarpe. La progressione del danno articolare avviene più o meno lentamente e fa capo alla comparsa di rigidità e deformità che a livello delle singole articolazioni possono assumere degli aspetti molto caratteristici e determinare invalidità anche molto gravi

                  

Principali deformità riscontrabili in corso di artrite reumatoide

Dito a collo di cigno (IFP iperestese, IFD flesse)
Deformità a "boutonniere" (IFP flesse, IFD iperestese)
Pollice a Z (I MCF flessa, I IF iperestesa)  
Deviazione ulnare delle dita  
Rottura dei tendini estensori  
Sindrome del Tunnel Carpale  
Lussazione volare del polso  
Polso rigido (più limitata l’estensione)  
Ginocchio rigido (più limitata la flessione)  
Ginocchio con instabilità laterale  
Piede valgo  
Alluce valgo  
Lussazione plantare dei metatarsi  
Lussazione posteriore del dente dell’epistrofeo  
Lussazione verticale del dente dell’epistrofeo  
IFP: Interfalangee prossimali; IFD: interfalangee distali; MCF: metacarpofalangee; IF: interfalangee  

 

Manifestazioni extra-artricolari
Manifestazioni cutanee Noduli reumatoidi, dermatite neutrofilica reumatoide, papule reumatoidi
Manifestazioni ematologiche Anemia, leucocitosi, leucopenia (nella variante di Felty), trombocitosi, trombocitopenia (nella variante di Felty), linfoadenopatia
Manifestazioni neurologiche Leucoencefalopatia multifocale aspecifica (vasculite), neuropatia periferica da compressione, neuropatia sensitiva distale, mononeurite multipla sensitivo-motoria, 
Manifestazioni polmonari Pleurite, pneumopatia interstiziale, noduli polmonari (con pneumoconiosi nella sindrome di Caplan), 
Coinvolgimento renale Piuttosto raro (glomerulopatia mesangiale, membranosa o interstiziale); nella maggior parte dei casi si tratta di forme secondarie all'uso di farmaci nefrotossici (es. FANS e ciclosporina)
Manifestazioni cardiache Pericardite, versamento pericardico, alterazioni del sistema di conduzione.
Manifestazioni oculari e cavo orale Cheratocongiuntivite secca (dovuta per lo più alla coesistenza di una sindrome di Sjogren), episclerite, sclerite, xerostomia (dovuta per lo più alla coesistenza di una sindrome di Sjogren).
Interessamento epatico Aumento degli enzimi epatici (GOT e fosfatasi alcalina) nelle fasi di attività della malattia o in relazione all'uso dei FANS
Vasculite reumatoide Porpora palpabile, noduli, infarti periungueali, ulcere cutanee, gangrena delle dita, ed ulcere alle gambe.

           

Artrite Reumatoide Aggressiva

 

Criteri di diagnosi dell'artrite reumatoide
Rigidità mattutina Rigidità mattutina in ed attorno alle articolazioni della durata maggiore di un’ora prima del massimo miglioramento.
Artrite in almeno 3 articolazioni* Tumefazione dei tessuti molli o versamento endoarticolare osservati da un medico e presenti simultaneamente per almeno 6 settimane.
Artrite della mano Polso, articolazioni metacarpo-falangee o interfalangee prossimali
Artrite simmetrica Interessamento simmetrico di almeno una articolazione per almeno 6 settimane.
Noduli reumatoidi Noduli sottocutanei presenti sulle prominenze ossee e sulle superfici estensorie ed osservati da un medico
Fattore reumatoide positivo E' presente in meno del 5% dei controlli
Modificazioni radiologiche tipiche Del polso e della mano, viste in proezione antero-posteriore; devono includere erosioni o decalcificazioni localizzate in o più marcate in sede adiacente alle articolazioni coinvolte (le alterazioni artrosiche non sono qualificanti).

Per la diagnosi di artrite reumatoide devono essere soddisfatti almeno quattro criteri

* articolazioni possibili: Intefalangee prossimali; metacarpo-falangee, polsi, gomiti, ginocchi, caviglie, metatarso-falangee.

 

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