[Una nuova edizione di questo articolo è pubblicata a <http://spbo.unibo.it/bibliotime/num-iii-3/gnoli.htm>.]
Amava starsene seduto per la maggior parte del tempo all'estremità di una fila degli scaffali della biblioteca. Aveva un tavolino e una banale sedia. Gli studenti si fermavano spesso lì, a parlare con lui dei loro problemi. [1]

Viveva un'esistenza molto semplice, e quasi ascetica. Credeva nella vita semplice e nel pensiero nobile, e lo dimostrava anche concretamente. Il suo cibo, le sue abitudini, i suoi abiti modesti, la sua dimora arredata spartanamente e senza neppure la luce elettrica: molte erano le cose nelle quali dimostrava chiaramente la sua economia avveduta. [2]

...Chi è questo curioso signore nascosto in un angolo di una biblioteca?

Il suo nome è Shiyali Ramamrita Ranganathan. Si tratta in realtà di uno dei più grandi bibliotecari del ventesimo secolo: notizie sulla sua vita e le sue opere sono disponibili nella pagina curata da Ingo Bogliolo.


Il tavolino di Ranganathan


Formatosi originariamente come un matematico, Ranganathan venne a contatto con il mondo delle biblioteche del suo paese, l'India, in modo accidentale. Tuttavia, nel corso di un viaggio in Europa fu fortemente colpito dalla realtà delle biblioteche occidentali, rendendosi conto del valore e delle potenzialità della biblioteconomia; così, al suo ritorno prese a lavorare instancabilmente nel campo della documentazione: con la sua opera promosse in modo straordinario lo sviluppo delle biblioteche indiane, e soprattutto introdusse alcune idee di grande importanza per tutta la biblioteconomia moderna:

  • Le cinque leggi della biblioteconomia
  • Lo spirito del reference
  • La Classificazione a Faccette
  • Una concezione umanista della biblioteca


    Le cinque leggi della biblioteconomia

    La parte più famosa del pensiero di Ranganathan sono le cinque leggi della biblioteconomia, ossia:

    1. I libri sono fatti per essere usati
    2. Ad ogni lettore il suo libro
    3. Ad ogni libro il suo lettore
    4. Non far perdere tempo al lettore
    5. La biblioteca è un organismo che cresce

    Sono cinque principi semplici, apparentemente banali. Eppure, Ranganathan li pone a fondamento dell'intera biblioteconomia, tant'è vero che si richiama ad essi in tutte le sue opere, anche in quelle molto tecniche riguardanti i sistemi di classificazione. E questo è in un certo modo rivoluzionario, perchè significa considerare come centro della biblioteca l'uomo che se ne serve, il lettore.

    Qualsiasi operazione che avviene in biblioteca, dice Ranganathan, deve essere condotta tenendo sempre presente l'utilità che in ultima analisi avrà per le persone. Anche quando i bibliotecari sono immersi nei tecnicismi della catalogazione e nella burocrazia delle procedure, dovrebbero sempre ricordarsi di colui per il quale stanno lavorando: l'uomo.

    Per leggere qualcosa di più: Five new laws of library science (Open Stacks), ossia le Cinque Leggi in versione modernizzata.


    Lo spirito del reference

    Reference significa riferimento, relazione, o consultazione. Per servizio di reference in biblioteca si intendono tutte le attività dei bibliotecari volte ad aiutare gli utenti a trovare quello che stanno cercando: quali sono le fonti più appropriate da consultare, le migliori strategie per usare i cataloghi e i repertori, e come sviluppare passo per passo un percorso che li porti all'acquisizione delle conoscenze che li interessano.

    Quando un utente arriva in una biblioteca per la prima volta, egli si trova di fronte a una serie di segnali, regolamenti, moduli, cataloghi e scaffali. Si presuppone che egli sia in grado di utilizzare appropriatamente questi strumenti, in modo da arrivare a ottenere i documenti che cerca. Nella realtà però, molto spesso egli si sente disorientato, e anche se si attiene scrupolosamente alla prassi non è sicuro di stare seguendo la via giusta per arrivare alle informazioni che cerca. Può anche accadere che egli non si renda conto che un'importante parte delle informazioni disponibili gli sta sfuggendo, solo perché non ha considerato alcune possibili fonti. In questo modo, una gran parte del patrimonio della biblioteca verrà sfruttato molto meno di quanto sarebbe possibile: ciò significa per l'utente la perdita di possibili informazioni, e per la biblioteca uno spreco di risorse.
    Queste situazioni si verificano quotidianamente, e non necessariamente per colpa dell'incapacità dell'utente; tutti sappiamo, infatti, che occorre molta pratica per imparare a dominare le potenzialità di uno strumento complesso, come un computer o un'automobile: anche se ci atteniamo scrupolosamente alle istruzioni, le prime volte lo sapremo padroneggiare solo a malapena, mentre dopo mesi e anni saremo diventati molto più abili.
    Ora, dobbiamo riconoscere che i cataloghi e le procedure di una biblioteca, per quanto ben strutturati, per un utente novizio sono uno strumento complesso.

    La funzione dei bibliotecari di reference, dunque, è appunto di fare da punto di riferimento per gli utenti, di guidarli e assisterli nelle loro ricerche, facendo da tramite fra la mole delle informazioni racchiuse nelle fredde pagine (cartacee e digitali) e il bisogno di conoscenza di una particolare persona. Il loro lavoro consiste nel far arrivare le informazioni giuste alle persone giuste: ossia in una disseminazione selettiva delle informazioni [3].

    Questa funzione, spesso considerata ausiliaria, è in realtà fondamentale affinché una biblioteca sia un servizio efficace. Scrive infatti Ranganathan:

    Il servizio di reference è la ragione primaria e il culmine di tutte le pratiche della biblioteca. Le sue varietà, il loro che cosa, perché e come, la loro preparazione, le varietà dei materiali bibliografici e di consultazione, e l'organizzazione del tempo del personale in relazione ad esse: tutto ciò discende dalle Cinque Leggi... [4]

    Il lavoro del bibliotecario non è perciò limitato a una serie meccanica di operazioni. Al contrario, in esso giocano un ruolo basilare certe qualità intellettuali e pienamente umane, come il "fiuto", necessario per intuire in breve tempo il tipo di utente che si ha di fronte, indovinare le sue necessità, e cercare quindi le risposte nei posti giusti:

    Il fiuto è una qualità fortemente personale. In un individuo esso si deve sviluppare. Alcuni possono nascerne già dotati. Esso trascende l'automatizzazione; trascende anche il pensiero standardizzato. L'aiuto personale fornito da un bibliotecario di reference, dotato in abbondanza di fiuto, è spesso necessario per il raggiungimento dei complessi fini, sociali ed individuali, della biblioteca.

    Oggigiorno, anche grazie all'opera di Ranganathan, il servizio di reference è considerato una parte fondamentale della biblioteconomia moderna. I problemi e gli aspetti del reference vengono discussi in convegni internazionali, ed esistono gruppi di discussione email dedicati ad esso.
    Una raccolta di risorse disponibili sul reference, compresi diversi gruppi di discussione, è disponibile presso Library Land.


    La Classificazione a Faccette

    Uno strumento centrale per permettere gli incontri giusti fra i lettori e i libri è il sistema di classificazione. Esso permette di ordinare i moltissimi libri di una biblioteca secondo determinati criteri, e facilitare così il loro reperimento attraverso ricerche basate sulla materia, senza bisogno di conoscere in anticipo i loro autori e titoli.
    Nella concezione di Ranganathan, il sistema di classificazione deve essere utilizzato nella biblioteca in modo integrato: non soltanto cioè per realizzare un catalogo da consultare, ma anche per disporre i volumi negli scaffali secondo un ordine adeguato, che permetta agli utenti di trovarli anche direttamente.

    In alternativa ai sistemi di classificazione già esistenti da parecchi decenni, come la tradizionale Classificazione Decimale Dewey, Ranganathan studiò un sistema meno rigido e più articolato. Egli lo definì Classificazione a Faccette, in quanto in esso ciascuna suddivisione può essere ulteriormente specificata attraverso degli attributi detti "faccette" (in inglese "facets"). Una faccetta è un particolare aspetto sotto il quale un certo argomento viene trattato; vi sono, secondo Ranganathan, cinque tipi di faccette: materia (gli aspetti fisici che compongono una determinata realtà), energia (le caratteristiche dinamiche dei processi che interessano quella realtà), spazio (le sue diverse componenti geografiche o in genere spaziali), tempo (le sue fasi cronologiche) e personalità (gli individui - persone od altri enti - che la caratterizzano).
    Nella classificazione di Ranganathan, ogni suddivisione è simboleggiata da un gruppo di lettere e cifre. Nell'ambito di ciascuna suddivisione, le diverse faccette sono specificate tramite altre cifre precedute da appositi simboli; poichè fra questi simboli ricorre spesso il segno di due punti (in inglese "colon"), la classificazione di Ranganathan è nota anche come Colon Classification, e quindi abbreviata con CC.
    La Classificazione a Faccette è indubbiamente piuttosto complessa: anche per questo, sono poche le biblioteche che la utilizzano concretamente. Essa ha però un grande interesse teorico, in quanto introduce alcune soluzioni molto innovative all'eterno problema di rappresentare adeguatamente le innumerevoli sfumature dell'opera dell'intelletto umano.


    Una concezione umanista della biblioteca

    La profondità dell'opera di Ranganathan, codificata e riassunta nelle Cinque Leggi e nel suo originale sistema di classificazione, ci trasmette in realtà molto di più che delle norme e degli strumenti di lavoro. Essa ci propone una concezione umanista, che, senza voler sminuire il valore dei particolari strumenti tecnici (ai quali del resto lo stesso Ranganathan lavorò intensamente), inquadra la biblioteca in una prospettiva più ampia, addirittura universale, coniugando lo sviluppo tecnologico e sociale dell'Occidente con l'antica saggezza dell'Oriente.
    Occorre infatti ricordarsi che la funzione ultima delle biblioteche è quella di permettere l'accesso alla conoscenza, e quindi lavorare affinché questo si realizzi effettivamente, fino all'ultimo e fondamentale stadio: la possibilità per ciascuna persona di beneficiare della conoscenza disponibile.

    La gioia del bibliotecario di reference dovrebbe derivare non soltanto dalla consapevolezza di avere assolto concretamente ogni suo compito, ma dalla vista della gioia che sorge sul volto del lettore. [5]
    Chiesi al dottor Ranganathan come fosse possibile ottenere la moksha (salvezza) essendo semplicemente un bibliotecario, piuttosto che un santo o un rishi come vuole la tradizione indiana. Egli fu molto divertito da questa domanda. In modo molto semplice e schietto, mi disse che il servizio di biblioteca è forse il servizio più impersonale, e che se qualcuno compie tale servizio con devozione e cuore puro, senza riguardo per la casta, il credo o il colore e senza considerare se un uomo sia ricco o povero, costui rende un vero servizio all'umanità. A questo servizio infatti non è legata alcuna corda, così come è avvenuto per i grandi uomini del passato, che hanno sempre servito l'umanità inculcando idee nobili nelle persone, e continuando così a vivere nei loro cuori pur non esistendo più nella loro forma fisica. Dopo tutto, questo corpo (sharirah) un giorno o l'altro sarà inevitabilmente distrutto; ma il servizio di una persona all'umanità non sarà mai distrutto dal tempo, nè dalla guerra nè da qualsiasi altro avvenimento catastrofico. Un bibliotecario che abbia servito i suoi lettori con tale spirito otterrà la moksha. [6]

    Note

    [1] J. S. SHARMA. Dr. S. R. Ranganathan: a great teacher and a humanist. In: Ranganathan's philosophy: assessment, impact and relevance / ed. T. S. Rajagopalan. Vikas. P. 689.

    [2] S. L. SANGHAM. Ranganathan as humanist. In: Ranganathan's philosophy: assessment, impact and relevance / ed. T. S. Rajagopalan. Vikas. P. 677.

    [3] N. KAUR & S. SINGH. Reference service: a humanistic approach. In: Ranganathan's philosophy: assessment, impact and relevance / ed. T. S. Rajagopalan. Vikas. P. 529-534.

    [4] S. R. RANGANATHAN. Five laws of library science. 2nd re. ed. Madras: Madras Library Association, 1957. P. 383-384.

    [5] S. R. RANGANATHAN. Library manual. 3. ed. Bombay: Asia Publishing House, 1960. P. 119.

    [6] J. S. SHARMA. Dr. S. R. Ranganathan: a great teacher and a humanist. In: Ranganathan's philosophy: assessment, impact and relevance / ed. T. S. Rajagopalan. Vikas. P. 687.


    Pagina di Claudio Gnoli <c.gnoli@unimi.it>. Le citazioni sono tradotte in italiano da Claudio Gnoli; la traduzione della quarta legge è nella forma proposta da Carlo Revelli e riferita da Eugenio Gatto.
    In rete a partire dal 9 novembre 1998. Versione 1: 9 novembre 1998; URL: . Pagina ospitata gratuitamente da GeoCities.
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